leao

 

Un segnale che non puoi ignorare

 

Quando capisci che qualcosa si è spento dentro la squadra

 

Ieri, mentre guardavo la partita, c’è stato un momento che mi ha gelato più del risultato. Una scena che mi è rimasta impressa come una fotografia che non riesci a toglierti dalla testa. La palla arriva perfetta da sinistra, Rafael Leao è lì, da solo, e basterebbe un gesto semplice. Un colpo di testa normale, naturale.

 

Invece no. Prova qualcosa di complicato, quasi fuori logica. Un movimento difficile, forzato, che non c’entra niente con la situazione. E in quell’attimo ho avuto una sensazione chiarissima: lui non era dentro la partita.

 

E la cosa che mi fa più male è che non è una novità. Non riguarda solo questa gara. È una sensazione che va avanti da tanto, forse da anni. A volte sembra che Leao giochi come se fosse su un piano diverso rispetto a tutto il resto. E quello che è successo ieri ha solo confermato questa impressione.

 

Fa ancora più strano pensare che poco più di un mese fa sembrava tutto diverso. L’8 marzo, dopo il derby vinto contro l’Inter, avevo sentito una piccola scintilla. Non dico che fosse tornata la corsa scudetto, ma almeno c’era l’idea di poterci provare, di restare agganciati.

 

Adesso invece la realtà è un’altra. La squadra guarda più dietro che avanti. E la qualificazione alla prossima Champions League non è più una certezza.

 

Dentro questo crollo c’è anche Leao. Forse più di tutti.

 

Se guardi solo i numeri, nove gol in campionato non sono pochi per un esterno. Ma chi ha visto il Milan negli ultimi anni sa che Leao non era mai stato solo numeri. Era scatti, accelerazioni, giocate che rompevano le partite. Era quella sensazione che da un momento all’altro potesse succedere qualcosa.

 

Oggi quella sensazione non c’è più.

 

Contro l’Udinese, paradossalmente, la squadra era partita anche bene. Nei primi minuti sembrava viva, aggressiva, con l’idea di prendere in mano la partita. Poi è bastata una ripartenza per far crollare tutto. Un contropiede subito troppo facilmente, un centrocampo aperto, la squadra lunga. Un gol che non puoi prendere nemmeno alla fine, figurati all’inizio.

 

E il secondo è arrivato allo stesso modo.

 

In quei momenti ho rivisto i fantasmi che pensavo fossero spariti. Quelli di un Milan fragile, sbilanciato, che soffre ogni transizione. Proprio quello che il 3-5-2 aveva provato a sistemare durante la stagione.

 

Il ritorno al 4-3-3, che tanti avevano chiesto, ha riportato fuori problemi che sembravano chiusi. E ha messo ancora più in difficoltà alcuni giocatori.

 

Leao, soprattutto.

 

Perché al di là dei moduli e delle posizioni, resta quella sensazione che non riesco a togliermi dalla testa: Leao non è dentro la partita. Non nelle scelte, non nei movimenti, non nell’atteggiamento. Anche in un episodio semplice come quel pallone in area, si vede una distanza che non riesco a spiegare.

 

Il Milan si è perso. E oggi, purtroppo, Leao è l’immagine più chiara di questo smarrimento.

 

 
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