
Quando l’attacco si ferma, tutto si complica
Gli ultimi sette passi decidono la stagione
In questi giorni mi ritrovo spesso a pensare a quanto sia diventato pesante il silenzio offensivo della squadra. E uno dei segnali più evidenti arriva da Christian Pulisic. Non è al centro di discussioni come Rafael Leão, ma il suo momento complicato sta iniziando a pesare davvero. L’ultima volta che ha segnato risale al 28 dicembre 2025, nella vittoria per 3-0 contro il Verona. In quella partita c’era stata anche la doppietta di Christopher Nkunku, uno dei pochi momenti brillanti della sua stagione.
Da quel giorno sono passati 102 giorni senza gol. Per un giocatore che negli ultimi anni aveva sempre garantito continuità, è un periodo lunghissimo. Nel 2026 ha giocato 10 partite, ma non è ancora riuscito a sbloccarsi. L’unico contributo diretto è stato un assist nella gara interna contro il Torino.
Se guardo a quello che ha fatto Leão nello stesso periodo, il contrasto è evidente. Il portoghese ha segnato 4 gol nelle 12 partite successive a Milan-Verona. Non è un confronto per giudicare uno o l’altro, ma serve a capire quanto l’attacco abbia faticato a trovare continuità.
Durante la stagione ci sono stati tanti problemi: infortuni, condizioni non perfette, assenze pesanti. L’allenatore raramente ha avuto tutti gli attaccanti al massimo. E ora restano sette partite per raggiungere l’obiettivo Champions League. Ogni gol può cambiare tutto, a partire dalla sfida contro l’Udinese. È una partita che arriva dopo la sconfitta del Maradona e deve essere una risposta forte.
La squadra può correre, difendere e resistere, ma senza i gol dei suoi attaccanti non può arrivare dove vuole. Mancano sette partite. E tutto passa da due giocatori: Pulisic e Leão.






