allegri

 

Un momento difficile da superare insieme

 

La squadra ha perso brillantezza proprio quando serviva continuità

 

Nelle ultime settimane ho avuto la sensazione che la squadra si sia un po’ spenta. Proprio quando sembrava il momento giusto per dare una spinta forte alla stagione, per provare a restare attaccati alla corsa Scudetto che a inizio anno sembrava impossibile, la squadra non è riuscita a fare quel salto in più. Non è solo una questione di risultati: è cambiato soprattutto il modo di stare in campo, con meno energia e meno coraggio in partite che potevano dare tanto.

 

È successo in diverse gare importanti: a San Siro contro il Como, quando serviva reagire dopo la vittoria dell’Inter sulla Juventus; poi nella sfida con il Parma; a Roma contro la Lazio, dove c’era la possibilità di avvicinarsi a cinque punti dalla vetta; e infine nella partita di ieri al Maradona. In tutte queste occasioni la squadra non ha mostrato la stessa determinazione che aveva fatto vedere in altri momenti della stagione.

 

In queste partite il Milan è sembrato un po’ bloccato, troppo attento a non rischiare. Cercare sempre l’episodio giusto senza alzare il ritmo può diventare un limite, perché significa affidarsi a situazioni molto delicate. In questo atteggiamento si vede anche la mano di Massimiliano Allegri, che ha scelto un approccio più prudente, con cambi arrivati tardi e una gestione molto attenta dei rischi. Dopo Inter-Juve, sembra quasi che la squadra abbia perso un po’ di fiducia nella possibilità di restare in corsa per il titolo.

 

Adesso Allegri invita tutti alla calma, ricordando che la Juventus è a sei punti e che la qualificazione alla Champions League è un obiettivo che non si può fallire. È giusto anche ricordare da dove si è ripartiti: dall’ottavo posto, da un ambiente in difficoltà e da un gruppo che arrivava da una stagione complicatissima.

 

La squadra non è riuscita a mantenere il livello del girone d’andata, e l’idea di poter lottare per lo Scudetto si è scontrata con limiti tecnici, mancanze nella rosa e un’identità di gioco molto prudente. I numeri del girone di ritorno lo confermano: tre sconfitte nelle ultime sei giornate, solo quindici gol segnati nelle dodici partite della seconda parte di campionato, con Nkunku, Rabiot, Loftus, Leão e Pavlovic fermi a due reti ciascuno. E ventuno punti raccolti, un bottino che varrebbe il quinto posto.

 

Il problema più grande riguarda la crescita della squadra. C’è la sensazione che il rendimento sia calato in tutti gli aspetti: nella fase difensiva, nella produzione offensiva e nel ritmo generale, nonostante il calendario con una sola partita a settimana.

 

Guardando avanti, la preoccupazione è capire quanto margine ci sia per il futuro. La qualificazione alla Champions sarebbe un traguardo importante, ma servirà fare un passo in più in estate: dalla guida tecnica al mercato, tutti dovranno lavorare per rendere la squadra più completa e più adatta a un’identità chiara. Serviranno scelte precise, senza doppioni, con giocatori adatti al modo di giocare che si vuole costruire.

 

Anche nei big match in trasferta si è visto un andamento simile: tanti punti raccolti, ma spesso con prestazioni in cui l’avversario ha creato di più. Nel derby d’andata l’Inter ha prodotto 1.92 xG contro 1.01; a Bergamo l’Atalanta ha creato 1.34 xG contro 0.36; a Torino contro la Juventus il Milan ha fatto meglio nei numeri, ma con un rigore che ha pesato molto; a Como il Milan ha segnato tre gol ma ha prodotto meno dell’avversario; a Roma la differenza è stata netta, con 2.72 xG per i giallorossi e 0.45 per il Milan; e ieri a Napoli i partenopei hanno creato leggermente di più, 0.80 contro 0.60. La squadra ha saputo sfruttare episodi favorevoli, ma raramente è stata superiore sul campo.

 

Ora serve restare uniti e concentrati. L’obiettivo è chiudere la stagione conquistando la qualificazione alla prossima Champions League. Non è il momento di abbattersi, ma è importante capire che, per crescere davvero, servirà cambiare passo dalla prossima estate. Godiamoci questo finale e poi prepariamoci a fare uno step in avanti, perché restare fermi significherebbe rischiare di ritrovarsi indietro.

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