bartesaghi

 

Strade che si chiudono e strade che si aprono

 

Un calcio fermo e un progetto che prova a muoversi

 

Quando ho realizzato che la Nazionale resterà fuori dal Mondiale per la terza volta di fila, la prima cosa che ho sentito è stato un vuoto strano. Non è solo una mancata qualificazione: è come se un appuntamento che per anni è stato normale fosse sparito dalla nostra vita. E ogni volta che succede, il silenzio che rimane sembra più pesante.

 

Questa situazione arriva dopo anni in cui il nostro calcio ha continuato a muoversi sempre allo stesso modo. Le idee tattiche sono rimaste identiche, i giocatori spesso sono stati scelti più per la corsa che per la tecnica, e tanti settori giovanili sono stati guidati da persone più concentrate sulla propria carriera che sulla crescita dei ragazzi. Il mondo del pallone è rimasto chiuso, con gli ex calciatori presenti ovunque, dai programmi televisivi alle commissioni che decidono chi può allenare. Le domande vere si sono fermate, mentre le risposte sono rimaste sempre le stesse. Ogni tentativo di cambiare qualcosa è stato bloccato, criticato o cancellato. E il risultato è davanti a tutti: tre Mondiali consecutivi senza la Nazionale.

 

Oltre ai numeri, però, c’è tutto quello che non si vede. Penso a cosa succede quando le luci dello stadio si spengono e l’attenzione si sposta su altro. Per tanti ragazzi e ragazze, il Mondiale è diventato qualcosa che non hanno mai vissuto davvero. Le serate passate insieme a guardare le partite, l’emozione di vivere un evento collettivo, i momenti che restano nella memoria: tutto questo è stato tolto a milioni di tifosi per la terza volta di fila. Non è solo una questione di partite, ma di tutto quello che ci gira intorno. E la cosa più difficile da accettare è non sapere se ci sarà ancora la possibilità di viverlo come si sarebbe dovuto.

 

Dentro questo quadro, per me che seguo i colori rossoneri c’è un aspetto che guardo con attenzione. Quello che è successo alla Nazionale non è un episodio isolato, ma il riflesso di un ambiente che fa fatica a cambiare davvero. Gli allenatori passano, i giocatori cambiano, le conferenze stampa usano parole nuove, ma le logiche restano uguali.

 

In questo contesto, il club rossonero ha scelto una direzione precisa. Le decisioni prese in questa stagione mostrano un progetto riconoscibile e portato avanti senza stravolgere tutto al primo risultato negativo. La squadra è oggi al secondo posto in classifica e la qualificazione alla prossima Champions League è alla portata. Sono dati che raccontano un percorso chiaro.

 

Il modo di giocare di quest’anno non è il più spettacolare. Il calcio proposto è spesso pratico, a volte prudente, lontano da un attacco fluido come tanti tifosi sognano. Ma la stagione precedente era stata molto complicata, e ricostruire un’identità competitiva non è qualcosa che si ottiene in poco tempo. Per tornare a certi livelli è stato necessario accettare qualche sacrificio nel breve periodo.

 

C’è però un punto su cui il club non può rallentare: il percorso dei giovani. La nascita del progetto chiamato Milan Futuro è stata una scelta forte e diversa rispetto a tante altre realtà. L’idea è quella di creare un collegamento vero tra il settore giovanile e la prima squadra. In parallelo, la società sta cambiando anche il modo di cercare nuovi talenti, allargando lo sguardo oltre i canali più battuti e provando a individuare giocatori in mercati meno esplorati dalla Serie A. Se questa mentalità verrà portata avanti con continuità, potrà incidere molto nei prossimi anni.

 

Il Milan Futuro è il segnale più concreto di questo cambio di rotta. La squadra ha scelto il possesso palla come base del proprio gioco e rappresenta un laboratorio per i ragazzi più promettenti della cantera rossonera. Tra i nomi più importanti c’è Sala, centrocampista che ha appena rinnovato il contratto e che è un punto fermo anche dell’Under 19 azzurra. Questo doppio ruolo mostra come il lavoro quotidiano stia portando risultati.

 

Sulle fasce, l’idea di gioco di Oddo è chiara: servono intensità e qualità nell’uno contro uno. A sinistra c’è Chaka Traoré, mentre Cappelletti, classe 2007, sta trovando sempre più spazio e ha già messo insieme 2 gol e 2 assist. Questi numeri indicano che il suo percorso lo sta portando verso il salto in Lega Pro. Nell’ultima giornata ha giocato dal primo minuto anche Dalpiaz, terzino sinistro austriaco del 2007 arrivato a gennaio dal Bayern Monaco. La società ha deciso di puntare su di lui con convinzione.

 

In mezzo al campo, le rotazioni con Geroli e Sardo danno soluzioni sia per il presente sia per la prossima stagione. Il club guarda anche alla possibilità di un ripescaggio in Lega Pro, che permetterebbe di continuare a far crescere un gruppo giovane, con qualità e costruito attorno a un’idea di calcio propositivo.

 

Il progetto non si ferma alla squadra del Milan Futuro. A gennaio, in conferenza stampa, Allegri ha spiegato la visione sui ragazzi del vivaio: “Abbiamo tra i 2011 e i 2012 tanti prospetti interessanti che garantiranno il futuro di questa squadra, ma nell’immediato sono quattro i giocatori che garantiranno un futuro a questo club: Davide Bartesaghi, Francesco Camarda, Christian Comotto e Lorenzo Torriani. Due li abbiamo con noi in prima squadra e due sono stati giustamente mandati a prendersi del minutaggio con Lecce e Spezia.”

 

Questa dichiarazione racconta una strategia precisa: non accelerare troppo i tempi, ma costruire per ogni talento un percorso graduale, con minuti veri e responsabilità adatte alla loro età. In un sistema calcistico nazionale che spesso vede i giovani perdersi lungo la strada, il club rossonero sta provando a muoversi nella direzione opposta, seguendo una linea definita.

 
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