
Tre punti che pesano
Il Milan deve saper vincere anche nella sofferenza
Una grande squadra deve saper vincere anche le partite sporche. Nella scorsa stagione poche volte il Milan è riuscito a portare a casa la posta piena quando non è riuscito ad imporre il gioco. Averlo fatto sabato pomeriggio contro il Verona non è cosa da sottovalutare. Ho letto da più parti che il Milan non meritava di vincere perché non ha giocato bene. Dissento profondamente. Non si possono giocare bene 38 gare su 38 in Serie A, soprattutto con un calendario affollato e ricco di impegni come quello degli ultimi anni. La differenza non la fa l'estetismo fine a sé stesso, bensì la vogli di vincere, di rimanere sul pezzo, di tenere sempre attaccata la spina della concentrazione.
Vincere di nerbo, spesso, pesa di più delle vittorie in larga misura. E se una squadra non riesce a vincere soffrendo certe partite non può pensare di competere per lo scudetto fino alla fine. Chiaro quindi che sabato il Milan non abbia offerto la miglior prestazione della sua storia. Altrettanto chiaro come il livello di gioco della squadra non sia stato buono e che, soprattutto nel secondo tempo, il Milan abbia ripiegato su un calcio meno evoluto e maggiormente gestionale. Tutto questo però va contestualizzato.
Il Milan è la stessa squadra che ha vinto in scioltezza nelle prime tre giornate contro avversari superiori al Verona del bravo Baroni. Il Milan è la stessa squadra che ha messo sotto a San Siro il Newcastle. Non è che il Milan ha smesso di saper giocare a calcio: semplicemente la squadra rossonera non può sempre tenere i ritmi alti e deve imparare a gestire determinate partite in cui ci si porta dietro non soltanto un evidente dispendio fisico, ma anche un notevole dispendio nervoso. Bene quindi questi tre punti conquistati nella sofferenza perché la sofferenza forgia la virtù.















