
Maturità e limiti
Il Milan porta a casa il primo round ma c'è rammarico per la mancata stoccata finale
A San Siro c'è stata la più classica delle notti da Milan. Vittoria di misura nel complesso meritata, ma avvenuta in seguito ad una partita non banale ed emozionante. Diavolo che ha avuto un approccio alla partita non ottimale: la tensione e l'importanza della gara hanno giocato un brutto scherzo agli uomini di Pioli, che nel primo quarto d'ora, complici diversi errori tecnici di un appannato Tomori, di un Krunic distratto in avvio e di un Bennacer in modalità diesel, hanno subito le sfuriate degli azzurri rischiando di capitolare alle prime battute di gara. Fortunatamente ciò non è accaduto, grazie a un pizzico di fortuna e a qualche intervento più o meno agevole di Maignan. La partita rossonera si è finalmente stappata verso la metà della prima frazione, con quella accelerazione "alla Leao" che per poco non manda in vantaggio il Diavolo al primo vero tentativo verso i pali di Meret. Milan che trae verve dalla scossa del portoghese e cresce minuto dopo minuto, passa in vantaggio con il siluro di Bennacer e per poco non bissa nel recupero del primo tempo con la clamorosa e sfortunata traversa di Kjaer - con annessa cintura "volante" di Rrahmani su Krunic, incredibilmente non sanzionata col penalty. Nel secondo tempo, invece, più nervi tesi e gioco spezzettato che azioni manovrate, con gli episodi cruciali racchiusi nel doppio giallo ad Anguissa, il giallo fatale per il ritorno a Kim, la paratissima di Mike su Di Lorenzo e il contatto dubbio nel recupero Lobotka-Saelemaekers.
Una partita dunque più o meno sempre viva e che poteva finire in qualsiasi modo, specialmente in caso di un vantaggio partenopeo nei primi minuti di gara, ma che poteva anche regalare un sapore più dolce a Pioli. Se è vero che il Napoli è andato vicino al pareggio per una manciata di volte nel secondo tempo, anche in inferiorità numerica (con i vari Elmas, Di Lorenzo e Olivera), è altrettanto vero che una volta stabilita la superiorità numerica il Diavolo poteva e doveva fare di più per farla fruttare nell'ambito del doppio confronto. Certamente a far storcere il naso dei tifosi rossoneri è stata sicuramente la sostituzione del minuto 80, in cui a far posto ad Ante Rebic è stato uno stanco Diaz che però fino a quel momento era risultato una vera e propria spina nel fianco. Proprio il croato ha avuto sui piedi diverse palle importanti sulla trequarti salvo mostrare errori tecnici grossolani ed il suo solito atteggiamento irritante in fase di non possesso che da mesi a questa parte è una costante. Con un Origi in formato fantozziano e un De Ketelaere ancora fuori dai piani Pioli ha dovuto scegliere tra i suoi ricambi offensivi l'uomo tra tutti più fidato, potenzialmente in grado di fare la differenza, se trovatosi nella sua serata di grazia, nell'ultimo scorcio di match, e invece tutt'altro. Ed è proprio qui il grande limite del Milan: la rosa, che si riteneva già abbastanza lunga per le tre competizioni, ancora non lo è del tutto. Perché con due o tre cambi - soprattutto dalla trequarti in su - di livello, citando a titolo di esempio i partenopei Raspadori e Ndombelé, subentrati ieri, il Diavolo non avrebbe abbassato i giri nell'ultimo quarto d'ora e, anzi, avrebbe accelerato per annichilire ulteriormente l'avversario e cercare di chiudere la pratica qualificazione in anticipo. Tirando le somme, però, e tenendo conto dei rischi corsi anche intorno al gong, è stato comunque un finale maturo e ben gestito dai rossoneri e in cui era fondamentale non subire gol, prima che segnarlo. E l'1-0 parziale è un ottimo punto di partenza, ma assolutamente non d'arrivo. Al Maradona sarà battaglia: il Milan si presenterà con una rete di vantaggio, il Napoli con un Osimhen ed il suo pubblico in più, ma senza due dei suoi top player. The job is not finished...















