
A Salisburgo il Diavolo conquista un pari in un match che deve far riflettere
Il cammino europeo del Milan è ripartito in Austria, alla Red Bull Arena di Salisburgo. L'avversario, campione della propria lega nazionale da una decina d'anni e stabilmente in Champions da una manciata, era risaputo essere una squadra moderna e aggressiva, non certo la miglior pescata possibile nella terza fascia - e nemmeno la peggiore, per la verità. In ogni caso, ci si attendeva un match complicato e così è stato, a dispetto di chi si aspettava e pretendeva i 3 punti ad ogni costo. Gli austriaci non godono certo del blasone di un Borussia Dortmund o di un Benfica, ma esprimono un calcio fortemente "europeo" e per certi versi simile a quello del Milan, che incarna il diktat della scuola Red Bull e basato su difesa alta, pressing e verticalità. Proprio queste rappresentano le migliori armi del Milan, quelle con cui i rossoneri si stanno imponendo da un paio d'anni a questa parte in Italia e riguardo le quali non c'è partita con alcuna altra squadra di Serie A.
Ma in Europa la musica è diversa: l'intensità di gioco è doppia e, soprattutto in trasferta all'interno di stadi caldi come quello di ieri sera, è necessaria una qualità e una velocità di pensiero superiore a quella richiesta in campionato. Il Salisburgo è riuscito a mettere in difficoltà il Milan proprio perché si è posto al suo stesso livello e contraccambiando proprio con le armi preferite dal Diavolo. Basta osservare l'azione dell'1-0: pressione alta che induce Bennacer al pasticcio davanti alla propria area, il Salisburgo recupera servendo Okafor che, con un bellissimo slalom "alla Leao" beffa prima Kalulu e poi Maignan. Un altro indicatore delle difficoltà rossonere in Austria è stato sicuramente l'elevato numero di errori tecnici, spesso anche banali: appoggi sbagliati sulle rimesse laterali, uno-due chiusi male e anche qualche errore elementare come l'apertura sanguinosa di Theo che poteva costarci lo svantaggio. Errori dovuti certamente ad una condizione poco brillante dei ragazzi di Pioli, ma anche e soprattutto al gioco aggressivo della squadra di casa.
E se è vero che il palo colpito al 94' da Leao con quel tiro deviato può lasciare un po' di amaro in bocca per la mancata vittoria, il punto conquistato in terra austriaca non può che essere visto di buon grado: dopo un derby intenso, alla prima uscita del girone su un campo ostico - ricordiamo che il Salisburgo riuscì a fermare sull'1-1 persino il Bayern lo scorso anno - Pioli ha mille attenuanti. Certo, il risultato di Zagabria impone grande concentrazione in vista del match di mercoledì prossimo contro i croati, vero e proprio spartiacque dell'avventura europea. Nel frattempo, testa alla Sampdoria e fine del capitolo Salisburgo, sperando che la partita di ieri sia servita da lezione a tutti coloro che credevano sarebbe stata una passeggiata di salute. Ma questa è l'Europa...















