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Il lunedì con l'oro in bocca

 

Considerazioni post derby e un omaggio ad un milanista che non c'è più

 

 

Da oltre due anni il Milan è una squadra che macina punti in campionato con una continuità incredibile e con un'identità di gioco marcata e riconoscibile. Eppure finora ci siamo sempre sentiti etichettare come squadra del momento, improvvisata, figlia del caso, degli stadi vuoti, del COVID, di collettivo che sta overperformando. Qualcuno è rimasto in silenzio dinanzi alle ultime prestazioni rossonere. Qualcun altro invece ha sentito il bisogno di ridimensionarle, fino ad arrivare alla negazione dei meriti. Questa è l'Italia d'altronde, un paese in cui si tende a non riconoscere gli altrui valori e a sminuirli fino a renderli grezzi. Il Milan, forse per questo motivo, storicamente ha sempre avuto una tradizione più europea che nazionale. La vittoria nel derby di sabato pomeriggio è stata una scossa di adrenalina per la squadra di Pioli.

 

Il Milan ha dominato nel gioco l'Inter, molto più di quanto dica il punteggio finale e questa è stata una botta durissima per i puristi dell'ideologia secondo cui "l'Inter ha la rosa più forte e non si discute". Perché una vittoria può essere casuale ma il dominio diventa difficile da giustificare. Ha ragione Arrigo Sacchi: se Pioli non avesse commesso la leggerezza di togliere De Ketelaere per inserire Diaz, probabilmente quello del Milan sarebbe stato un trionfo. Perché fino all'ora di gioco c'è stata una sola squadra in campo, con l'Inter che si è fatta vedere solo due volte nella trequarti offensiva rossonera. Crescere nella mentalità e nella gestione dei momenti deve diventare il prossimo step della squadra di Pioli. Le partite non sono mai chiuse, soprattutto contro avversari di valore. Rilassarsi non è mai una buona idea; soprattutto non è da grande squadra. Se si guarda l'età media dei giocatori chiave di questo Milan non si può tuttavia non essere ottimisti e positivi sul futuro del club. Il Milan ha un progetto e continua a perseguirlo ignaro dei giudizi e dei dubbi di un paese, l'Italia, che non è mai stato troppo tenero con il club rossonero. "Italia è Milan" disse Ibra il 22 maggio scorso dopo lo scudetto numero 19. Il fatto è che l'Italia, senza il Milan, varrebbe meno della Germania. Guai a dirlo però. Non è concetto politicamente corretto.

 

Approfitto di questo spazio per salutare un grande milanista che non c'è più. Antonino Colella se n'è andato qualche ora dopo la vittoria del derby, un po' come fece l'indimenticabile Ernesto Bronzetti nel 2016. Aveva 80 anni e, per chi come me, in tanti anni, ha avuto la fortuna di conoscerlo e parlarci quasi quotidianamente, era una grandissima persona ed un milanista dai valori antichi. Negli ultimi anni in cui i destini milanisti non sono stati particolarmente propizi, ogni volta che lo incontravo mi ripeteva sempre una frase: "vedrai, ci riprenderemo e sarà più bello tornare a vincere". La comunità rossonera di Reggio Calabria lo ricorda con particolare commozione perché chi è entrato nel cuore delle persone, in realtà non muore mai. Passa semplicemente dall'altra parte. Buon viaggio.

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