![]()
Orgoglio o delusione?
Un finale di stagione a rilento che suscita pareri discordanti tra i tifosi
Partiamo da un dato: il Milan (ad oggi) è primo in classifica con una partita disputata in più dell'Inter e con 2 punti in più della scorsa stagione dopo 32 giornate. E se nella scorsa stagione tra Diavolo e Scudetto c'era di mezzo un'Inter in formato corazzata, quest'anno, senza una vera e propria seria pretendente, tutto è ancora in bilico e si deciderà nelle ultime 6 - asterischi esclusi - giornate. Quel Milan riuscì a chiudere in seconda posizione, non senza qualche grattacapo dovuto a un finale di stagione al cardiopalma e che stava quasi per sfuggire di mano dopo il drammatico pareggio contro il Cagliari. Quel che fu importante, però, è che a conti fatti il Milan centrò il suo obiettivo, ovvero il ritorno tra le prime 4 posizioni, sinonimo di ritorno al palcoscenico europeo più ambito.
Ora dobbiamo porci una domanda: qual era l'obiettivo di questa stagione per il club rossonero? La risposta non è banale, ed è proprio da qui che nascono le due grandi vie di pensiero del mondo Milan, soprattutto sui social. C'è una fazione più ambiziosa e frizzantina che credeva fortemente allo Scudetto già da inizio stagione e che mai ha smesso di farlo, soprattutto alla luce del grande percorso rossonero finora: questi ultimi risultati zoppicanti e in generale questo Milan in fase calante non hanno fatto altro che generare in loro del - legittimo? - malcontento, dovuto all'idea di avere gettato alle ortiche un'occasione più unica che rara per portare a casa il Tricolore. C'è poi una seconda corrente, più moderata e realista, che analizza in modo più critico la situazione, secondo cui vedere un Milan, partito - secondo la stampa - in ritardo sulle griglie iniziali, con organico inferiore alle altre pretendenti e ambizioni non oltre il quarto posto, ancora una volta stabilmente nelle prime 2-3 posizioni per tutto l'anno non può che essere un grande orgoglio, nonché l'ennesima prova di un progetto fin qui azzeccato da parte di proprietà e dirigenza. Per questi ultimi, dunque, nonostante queste ultime scialbe uscite, comunque andrà, la stagione sarà stata comunque soddisfacente, a patto ovviamente di non crollare definitivamente e mantenersi in uno dei primi 4 posti.
Dove sta la verità? Come spesso accade, probabilmente, nel mezzo. Perché è inutile dire che a fronte di un'eventuale resa (specialmente se a vincere fosse ancora l'Inter) la delusione sarebbe immensa, a maggior ragione dopo una stagione nel complesso di grande livello del Diavolo, con il pregio di rimanere sempre sul pezzo e non mollare mai, anche quando il divario si era fatto ampio, ma con il grande difetto di non avere la forza e probabilmente neanche le risorse per dare quello strappo finale necessario se si vuole tornare a vincere, con una nota a margine relativa a più di un episodio penalizzante nell'arco della stagione. Dall'altro lato, però, probabilmente a inizio stagione nessuno di noi si sarebbe aspettato un Milan ancora primo in classifica a ridosso di Pasqua: questo si traduce nella semplice conclusione che a questo gruppo, calciatori e in primis allenatore, a prescindere da come andrà quest'ultimo scorcio di stagione, non sarà possibile rimproverare nulla: stanno riuscendo nel duro e graduale compito di riportare il Diavolo in una dimensione competitiva e, cosa ancora più importante, in vera lotta per vincere un trofeo. Le basi sono quelle giuste, quindi da tifosi non ci resta che essere fiduciosi. Nel frattempo, però, il Milan ha come minimo il dovere di provarci: tutto è ancora aperto, le partite finiscono al 90' (più recupero)...















