
Paradosso Milan
Grande con le grandi, piccolo con le piccole
Una volta la squadra pazza della città era quella dall’altra sponda del Naviglio, ma ormai, soprattutto in questa stagione, quello pazzo sembra proprio essere il nostro Milan.
Un’intera annata caratterizzata da una tendenza piuttosto insolita: bilancio super negli scontri diretti (una sola sconfitta, cioé quella “beffarda” dell’andata contro il Napoli a San Siro) e in generale contro le squadre della medio-alta classifica, drasticamente in calo nel caso di partite contro squadre dalla metà in giù.
Tanti, forse troppi i punti persi, spesso per deludenti pareggi più che sconfitte, vuoi per qualche clamorosa svista arbitrale (mani di Udogie e caso Serra su tutti) ma anche, il più delle volte, per qualche demerito del Diavolo. Perché il Milan in questo tipo di partite ha sempre mostrato tutti i suoi - a questo punto critici - limiti: soffrire le squadre chiuse, che pressano con intensità nella metà campo avversaria ma poi si compattano in area di rigore concedondo poche occasioni limpide.
Ciò che è mancato al Milan nelle occasioni in cui non ha centrato il bottino pieno con le piccole è stata la capacità di portare le partite sui binari più congeniali: creare occasioni, andare in vantaggio, chiudere il match. Questo non è quasi mai accaduto nell'ultimo mese, dove abbiamo assistito a un filotto di vittorie di allegriana tipologia, in cui il Diavolo ha quasi sempre dominato e meritato, salvo poi sbloccare le partite e difendere fino alla fine il vantaggio minimo in modo sporco.
È proprio questo il punto: probabilmente il problema di sterilità offensiva è stato offuscato da tutti questi risultati positivi (ma sempre con pochi gol), ma a questo punto ci sarebbe da chiedersi se sia reale e preoccupante in vista della corsa Scudetto che ci aspetta. Ed un altro dato deve fare riflettere: raramente il Diavolo recente ha surclassato l'avversario vincendo con due o tre gol di scarto, nonostante una media di palle gol create per partita sicuramente superiore alla media.
Questo si traduce in una convinzione sempre più lampante: mancanza di qualità e brillantezza sulla trequarti e, soprattutto, di cattiveria negli ultimi sedici metri.
Emblema di ciò è senza dubbio la desolante statistica su Brahim Diaz (niente gol da settembre e anche 0 assist nel nuovo anno solare), così come la preoccupante condizione di Messias, diventato ormai prevedibile e completamente avulso dal gioco. Il povero Giroud, più regista offensivo che bomber di razza, spesso si batte con le difese e si procura qualche palla gol (vedi i gol di rapina contro Napoli e Inter, così come il colpo di testa su cui è stato bravissimo Skorupki ieri) ma non è certo l'uomo in grado di inventarsi la giocata risolutoria (come magari potrebbe essere Ibra).
C'è quindi da chiedersi come ovviare a questo deficit realizzativo specialmente contro le piccole (negli scontri diretti, si sa, l'importante è portare a casa i punti...).
Una soluzione potrebbe essere quella di cambiare un po' le carte: gettare nella mischia uomini come Krunic e Saelemaekers, da tempo inutilizzati, oppure un azzardo Rebic-Leao sugli esterni dall'inizio, o ancora un'inedita coppia Giroud-Ibra per eventuali assalti finali.
O semplicemente è una questione di motivazioni e di testa: questo è ciò che ci auguriamo, in vista del duro, durissimo - o a questo punto favorevole - calendario che aspetta il Milan in questo ultimo mese e mezzo di rovente corsa al Tricolore. Un mese da grande contro le grandi, il nostro pane.






