
L'universo ribaltato
Come sono mutati, in due anni, i destini di Juventus e Milan
In due anni il mondo rossonero è cambiato in maniera radicale. Poco più di 700 giorni fa, di questi tempi, il Milan era una squadra non presente a sé stessa, inespressa, senza identità e senza una sua dimensione tecnica.
Sulla panchina del club sedeva Marco Gianpaolo, allenatore arrivato fra grandi aspettative e legittimi dubbi che, dopo poche settimane, aveva immediatamente fatto capire quanto fosse troppo alto il livello per una personalità complessa come la sua.
Quel Milan del settembre 2019 è ancora ben impresso nel ricordo di tanti tifosi rossoneri: una squadra senza capo né coda, undici giocatori schierati in campo più con la preoccupazione di dare fattezza alle direttive del tecnico che concentrati sul campo.
Il senso di dispersione era globale, ineriva la squadra, la dirigenza e soprattutto una tifoseria abituata da troppe stagioni all'anno zero, alle rivoluzioni (di carta quasi sempre), ai giocatori in discussione costante.
Se ce lo avessero detto all'epoca che, soltanto 20 mesi dopo, saremmo andati allo Stadium a vincere per 3-0 ed a porre i presupposti per il ritorno in Champions da protagonisti, probabilmente non ci avremmo creduto.
Per questo la partita di ieri sera assume contorni e significati ancora più pregnanti e considerevoli, atteso che il Milan, privo di 6 giocatori fra cui 3 fondamentali (Ibrahimovic, Giroud e Calabria), è stato capace di uscire dallo Stadium con qualche rimpianto.
Probabilmente il risultato di parità è il più corretto per quanto visto sul campo, con la squadra rossonera che ha regalato un tempo agli uomini di Allegri, ma nel finale di gara il Milan ha sfiorato più volte il gol del vantaggio.
La sensazione netta e chiara che è venuta fuori dalla gara dello Stadium è quella di un Milan (inteso come squadra ed ambiente) che si sente finalmente superiore alla Juventus, sia come organico, sia come gioco espresso.
Si tratta di un vero e proprio elemento di rottura che segna l'inizio di una nuova era per il calcio italiano dopo che, per circa 10 anni, la squadra bianconera ha dominato in lungo ed in largo la Serie A, dando al Milan, spesso, distacchi considerevoli.
Il Milan di oggi però non ha più complessi d'inferiorità, tanto che si è permesso di prendere il gol dello svantaggio (quello di Morata) su una situazione in cui aveva portato a saltare sul calcio d'angolo troppi uomini, lasciando sguarnita la propria difesa.
Un errore da matita blu, atteso che alla squadra rossonera andava bene anche il pareggio come risultato allo Stadium, ma che dimostra in maniera evidente quanto sia alta l'autostima del gruppo.
Il Milan non ha giocato la sua partita migliore ma non è mai uscito dal match perché, come tutte le squadre che hanno acquisito nel tempo consapevolezza dei propri mezzi, conosce benissimo il valore dell'attenzione.
La frase finale di Massimiliano Allegri sembra non lasciare spazio ad interpretazioni: "menomale che l'arbitro ha fischiato la fine sennò la potevamo perdere". In quest'inciso è concentrato il mondo di Juventus e Milan che, in due anni, si è completamente rovesciato.















