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Le responsabilità di Pioli

 

I motivi del crollo del Milan e le colpe del suo allenatore

Inutile girarci attorno: il Milan, nel girone di ritorno, è letteralmente crollato. Ciò è avvenuto a tutti i livelli, ossia sul piano del rendimento, sul piano delle prestazioni e, soprattutto, dal punto di vista dei risultati.
Stefano Pioli non può non essere sul banco degli imputati come, invece, si era trovato riempito di elogi durante il 2020, nel quale il Milan era stato la miglior squadra della Serie A insieme all'Atalanta di Gasperini.
Questo crollo non è purtroppo una novità assoluta nella carriera dell'allenatore emiliano. Pioli aveva già fatto molto bene con il Bologna per un anno e mezzo, salvo poi venire esonerato a gennaio 2014 per scarsi risultati. La scena si era ripetuta in quel di Roma, quando Pioli era diventato l'allenatore della Lazio che, nella stagione 2014-15, con lui sulla panchina riuscì a centrare quello che forse è il miglior risultato della storia recente dei biancocelesti, ossia il terzo posto in campionato. A distanza di un anno però, ecco il crollo verticale che costrinse il presidente Lotito, non con poco rammarico, ad optare per l'esonero dopo un derby perso inopinatamente contro la Roma per 4-1. Un anno dopo, chiamato sulla panchina dell'Inter, Pioli iniziò benissimo mettendo in fila 9 vittorie; il suo lavoro fu però vanificato da 7 partite in cui raccolse soltanto 2 punti, costringendo il club nerazzurro ad esonerarlo. L'ultima esperienza è quella di Firenze dove fece bene il primo anno, chiudendo il campionato a 57 punti; nell'anno successivo tuttavia perse il bandolo della matassa, arrivando a rassegnare le dimissioni.
Insomma la carriera di Pioli parla in maniera molto coerente di lui: un ottimo allenatore, preparato, serio, perbene, che ad un certo punto delle sue esperienze in panchina va in difficoltà, perdendo lucidità e capacità di gestione della squadra.
 
Al Milan probabilmente sta accadendo qualcosa di simile da qualche mese a questa parte; finora i suoi risultati negativi hanno trovato copertura in una classifica che, comunque, rimaneva positiva per il Milan. Purtroppo però, nelle ultime settimane, la situazione si è aggravata oltre il limite perché la squadra rossonera è precipitata in un imbuto dal quale non riesce ad uscire, segnando un percorso netto assolutamente negativo.
Sono solo 23 i punti conquistati dal Milan nelle ultime 15 partite. Un cammino decisamente non in linea rispetto alle prime 18 gare del campionato, in cui la squadra rossonera aveva invece tenuto un rendimento da scudetto.
 
In molti sostengono che Pioli non abbia colpe perché la qualità della rosa non è eccelsa e perché il Milan non era stato costruito per vincere il campionato, bensì semplicemente per lottare per un posto in Champions League. Tale approccio svilisce troppo la figura dell'allenatore che, in una squadra, ha una importante valenza.
Pioli ha avuto meriti assoluti durante tutto il 2020 per il cammino del Milan e per la crescita di tanti giocatori. Come è stato giusto e doveroso evidenziare quei meriti però, appare opportuno sottolineare come, ad oggi, il tecnico emiliano sia in grande difficoltà e la sua gestione del Milan negli ultimi mesi non sia scevra da errori.
Più precisamente Pioli continua, imperterrito, a giocare allo stesso modo, senza mai variare la strategia della partita.
 
Il Milan, nel girone d'andata, non è stato per caso la miglior squadra della Serie A. La squadra sapeva pressare alti gli avversari con i tempi giusti e non perdeva mai le distanze fra i reparti. Ciò era favorito da un livello di condizione atletica eccellente che adesso, purtroppo, non c'è più da mesi.
Per quale ragione allora il Milan continua a pressare alti gli avversari e a voler dominare la partita senza poterselo più permettere?
Emblematiche sono state 4 partite: l'ultima di andata con l'Atalanta, il derby, la gara col Napoli e la sconfitta di ieri con la Lazio. Tutte gare in cui il Milan ha preso gol per l'incapacità di andare a prendere alti gli avversari coi tempi giusti (derby e Lazio) oppure la voglia di fare gioco anche quando un atteggiamento più accorto sarebbe consigliato (Atalanta e Napoli). Nei fatti, quanti gol ha subito il Milan in questi 4 scontri diretti? 10. Quanti ne ha fatti? 0.
 
Forse, gestendo le energie e la strategia di gara di una squadra che era comprensibilmente in calo atletico rispetto al girone d'andata, si potevano avere quei 3-4 punti in più in classifica che, presi negli scontri diretti, avrebbero consentito al Milan di vivere serenamente questo finale di campionato. Ed invece Pioli continua ad interpretare e vivere le partite sempre allo stesso modo, attaccando a testa bassa, incurante che la forza del Milan del girone d'andata sono stati i due interni della mediana (Bennacer e Kessie); entrambi, chi per una ragione (condizione non eccelsa), chi per l'altra (calo di forma dopo oltre 40 gare stagionali), sono ad un livello di condizione fisica non ottimale.
Una strategia di gara più accorta e attenta agli equilibri avrebbe potuto quindi agevolarli o, comunque, dare più certezze alla squadra che, incapace di ripetere le performance del girone d'andata, si è persa senza riuscire a dare a sé stessa la convinzione di poterci credere.
 
Per queste ragioni Pioli, oggi, sta sul banco degli imputati. Per questi motivi, purtroppo, la società farebbe bene a porre una riflessione sul futuro tecnico del Milan perché l'attuale allenatore sembra aver già dato tutto quello che poteva dare. Adesso può soltanto sottrarre qualcosa.

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