
Una sola strada possibile
Dal modulo ibrido di ora al 4-3-3 che dà certezze: l'unica via per il rilancio del Milan
Il Milan della scorsa stagione aveva trovato una sua dimensione nel 4-3-3, non perchè questa strutturazione di campo fosse la panacea di tutti i mali, bensì perchè in questo modo si riusciva a mettere meno giocatori fuori posizione e si consentiva, grazie allo sviluppo della manovra scelto da Gattuso, un modo di attaccare la porta avversaria consono alle caratteristiche dei giocatori in rosa.
Non è un caso che il Milan, rivoluzionato in gennaio dalla partenza di Higuain e dagli arrivi di Piatek e Paqueta, non abbia conosciuto problemi di assestamento. I nuovi si sono immediatamente ambientati perchè l'allenatore ha scelto l'unica veste tattica in cui entrambi potevano esprimersi al meglio.
Quel Milan fece 37 punti nel girone di ritorno, al netto di una piccola crisi fra il derby e la partita col Torino, in cui Gattuso (errando) ha voluto inseguire qualche alchimia di troppo, forse condizionato dai refoli di vento abilmente alzati da Leonardo (la formazione di Milan Udinese, col trequartista e le due punte oppure il tentativo di giocare più alti nel derby).
Oggi Giampaolo schiera gli stessi giocatori del girone di ritorno dell'anno scorso, ottenendo però risultati meno positivi sul piano delle occasioni create e dei punti conquistati.
Il perchè è presto detto: ogni squadra deve giocare per quelle che sono le caratteristiche delle sue punte.
Giampaolo invece, sta pretendendo che Piatek evolva in giocatore totale sul piano offensivo. Vorrebbe un attaccante mentre il polacco invece è solo un centravanti.
Questo tipo di trasformazioni non si fanno in poche settimane. Servono anni per cambiare le caratteristiche di una punta e non è nemmeno detto che ciò accada.
Giampaolo tuttavia, pervicacemente, continua a pensare che sia la coda a far muovere il cane e non viceversa. Prendere atto dei limiti del nostro attacco e giocare per assecondare la vena realizzativa del numero nove del Milan sarebbe l'unico modo corretto per ripartire unito all'altra soluzione del rebus chiamato Suso.
Lo spagnolo può giocare solo a destra. Non è un fuoriclasse, nonostante Berlusconi continui a dirlo (parere rispettabile, ma non sostenuto dai numeri), bensì un buon giocatore che ha i numeri migliori fra tutti gli altri nel reparto offensivo. Farlo vagare per il campo, in Italia, non è un'idea vincente perchè è facilmente raddoppiabile e da trequarti ha giocate estemporanee ma fatica a trovare continuativamente linee di passaggio.
Tornare al 4-3-3 e giocare un calcio meno raffinato, è l'unico modo per rimettere Suso e Piatek (rispettivamente il miglior assist-man e il miglior goleador del Milan nella scorsa stagione) nella loro situazione ideale. Discuterli, ora, non ha senso. Non sono campioni, vivaddio, ma questi abbiamo. Se non convincono, che vengano ceduti poi in estate.
Il buonsenso e il pragmatismo vengono prima delle idee e dei concetti di qualsiasi allenatore. Se fosse diversamente gli allenatori sarebbero filosofi. Ed invece sono solo gestori di risorse.
Giampaolo svesta i panni del maestro, per ora, ed indossi le vesti dell'allenatore che mette il bene della squadra al primo posto. Ne gioverà la sua carriera e ne gioverà il campionato del Milan.
Agisca subito però: il campionato non aspetta i comodi rossoneri.















