
'C'è il derby sabato sera' dice tutto
Basta coi derby da amiconi: c'è un nemico e quel nemico ha la maglia nerazzurra. Lasciamo i complimenti agli altri; noi vogliamo vincere, costi quel costi.
'C'è il derby sabato sera' è una frase che racchiude in sé molteplici sfaccettature, numerosi significati. Innanzitutto, può essere una risposta a qualsiasi domanda: 'Che facciamo sabato?' 'C'è il derby sabato sera'; 'Hai visto che c'è la notte bianca in città?' 'C'è il derby sabato sera'; 'Senti, non avresti 50 euro da prestarmi?' 'C'è il derby sabato sera'; 'Ciao, come ti chiami?' 'C'è il derby sabato sera'; 'Basta! Con te ho chiuso! E' finita! Me ne torno dai miei!' 'C'è il derby sabato sera', e così via. Può fungere anche da insulto: 'Ma cazzo, chi ti ha dato la patente?' 'C'è il derby sabato sera'; da predicozzo ai bambini: 'Papà, Filomena mi ha fatto questo e quest'altro' 'C'è il derby sabato sera'; e in ufficio? 'Ragioniere, per lunedì mi raccomando la pratica Tolusso (cit.)' 'C'è il derby sabato sera' 'Non m'importa del derby; per lunedì mattina alle 8,30 esigo la pratica Tolusso sulla mia scrivania o è meglio che si trovi un altro posto' 'C'è il derby sabato sera'.
Il derby è sempre il derby, anche se... Anche se, oggigiorno, e da qualche anno, è diventato il derby delle fighette, degli amici, dei compari, dei compagni di bridge o di canasta.
Apprezzo oltre ogni dire il patto di non belligeranza tra le tifoserie; queste cose lasciamole ad altri derby, a tutt'altre latitudini. Giusto sfottersi da una curva all'altra, mandarsi a quel paese ma dopo il 90' è finita e si va a casa; appena entrato la moglie ti fa: 'Allora, com'è andata? Spero bene, perché domani siamo dai miei e sai che mio padre è un avversario...' 'C'è il derby il 9 febbraio 2020 (da pronunciarsi 'ventiventi' che fa più figo); non cominciare a stressarmi, per favore!'.
Ma noi sul campo vorremmo vedere tanto sudore, cattiveria, scontri al limite del proibito, spintoni, faccia-a-faccia furibondi, sorrisetti ironici quando si segna, qualche bel 'vaffanculo' all'indirizzo del nemico e poi, a fine partita, festeggiare magari prendendoli un po' per il culo, anche con gli zigomi gonfi. Questo sarebbe un derby, non la sfida tra educande, tra suorine a cui assistiamo da troppo, troppo tempo.
Capisco lo sforzo di non esacerbare gli animi sugli spalti; capisco il timore delle squalifiche, delle prove tv, dei commenti a fine gara; capisco tutto, ma lì dentro dovrebbe essere una corrida, il pallone una scintilla che passa dai piedi dei giocatori alla velocità della luce, ed il fermarsi assolutamente, rigorosamente vietato.
Fanculo i 352, i 433, i 4321 e scemenze del genere: è un derby, l'unica cosa che conta è vincere, vincere e solo vincere! Che cazzo ce ne facciamo dei 'Meritavamo di più', 'Usciamo a testa alta', 'Ai punti avremmo vinto noi', eh, che ce ne facciamo? Niente di niente! Solo parole inutili, vane, stupide. Vincere e basta, questo deve essere il mantra dei rossoneri! (Stavo scrivendo 'Vincere deve essere la parola d'ordine' poi ho preferito cambiare; sai mai che qualche benpensante...)
Nient'altro dovrebbe passare nella testa dei giocatori, solo le immagini dei vecchi derby od il 6-0 di qualche anno fa.
'Un campione ha paura di perdere. Tutti gli altri hanno paura di vincere' si dice.
E' giunto il momento: chi ha paura di vincere si dia malato; chi invece ha paura di perdere, vinca!
HIC SUNT LEONES!















