
Il destino nelle nostre mani
C’è traffico per le piazze Champions, e due sconfitte non devono farci issare bandiera bianca. Abbiamo precisi doveri, ma ce li hanno anche gli arbitri
Niente, evidentemente c’era qualcuno che pensava che l’obiettivo Champions si potesse raggiungere tranquillamente con nove/dieci giornate di anticipo, presentandosi al rush finale con 13 o 14 punti di vantaggio e con tutte le inseguitrici a sventolare la bandiera bianca in segno di resa. Che poi, a pensarci bene, cosa abbiamo passato una estate a dibattere se questa rosa era da Champions League o al massimo da Europa League se invece era evidente che con questa squadra si dovevano fare 90 punti senza se e senza ma.
Noi non possiamo permetterci pause nè momenti di criticità, perché appena lo facciamo è tutto un “la stagione è finita, abbiamo fallito anche stavolta, pensiamo al prossimo anno e, soprattutto, con un altro allenatore”.
Invece siamo in piena lotta, e dobbiamo concentrare tutte le nostre energie su questa volata finale, che sarà dura, complicata, entusiasmante o forse drammatica, ma che ci deve vedere assolutamente uniti e convinti di potercela fare, perché, udite-udite, abbiamo i mezzi per giocarcela e farcela.
La Lazio esattamente un mese fa, prima della semifinale di Coppa con noi, sembrava morta, la Roma sembra morta adesso, l’Atalanta sembrava out dopo il pari casalingo col Chievo, l’Inter sembrava morta, poi resuscitata dopo il derby, e poi di nuovo morta dopo ieri sera.
La realtà è che situazioni come quelle che sono capitate al Milan negli ultimi quindici giorni (due sconfitte consecutive) possono capitare a chiunque, soprattutto contro avversari di livello e soprattutto quando in entrambe le gare, già complicate di loro, cominciamo già sotto di 1-0 per gli altri (nel derby sotto dopo 2 minuti, con la Samp addirittura dopo 40 secondi). La cosa importante, e fondamentale, è non abbattersi e chiamarsi fuori dalla lotta perché abbiamo il morale a terra; la cosa importante è pensare che ci sono ancora 9 giornate da giocare e che siamo padroni del nostro destino.
Tutto dipende da noi, dalla nostra forza, dalla nostra rabbia, dalla nostra voglia di centrare un obiettivo che ci manca ormai da cinque anni. E sentirsi in gioco sempre, perché tanto gli scontri diretti e le gare insidiose ce li hanno tutti, così come i cali di forma di chi oggi sembra andare di nuovo a mille.
La cosa importante è fare il proprio dovere, facendo punti per non trovarsi nella spiacevole situazione di dover rimpiangere di non essersi fatti trovare pronti quando gli altri avranno perso dei punti per strada.
Ed a proposito di fare il proprio dovere, che comincino a farlo, per tutti ben inteso, anche gli arbitri, e che non si ergano a protagonisti di decisioni sbagliate anche quando il VAR in modo lampante dimostra che si sta prendendo una topica (sempre che tutto avvenga in perfetta buona fede). Perché a me dei discorsi dei moralisti che dicono che non ti debbano fischiare i rigori a favore se non hai giocato bene non me ne frega assolutamente un cazzo.
Regali o favorì nessuno, ma se una cosa me la devi dare la pretendo e basta. Tutto il resto è aria fritta, discorsi che non contano a nulla.















