paratici

 

Una storia rimasta sospesa

 

Perché un accordo ormai chiuso non è diventato realtà

 

Quando ho letto l’intervista di Fabio Paratici al Corriere della Sera, mi ha colpito soprattutto il passaggio in cui ha parlato del suo mancato arrivo al Milan un anno fa. Il dirigente della Fiorentina ha spiegato che non si trattava di una semplice trattativa: secondo le sue parole, l’accordo era stato definito due volte in quindici giorni e mancava soltanto la firma. Poi tutto si è fermato all’improvviso. Paratici ha anche raccontato che non crede a possibili interferenze esterne e che non avrebbe avuto senso chiedere spiegazioni a nessuno. Ha chiuso il discorso dicendo che ormai la sua storia è Firenze.

 

Dalle sue parole si percepisce un velo di amarezza per come si è conclusa la vicenda, pur senza alcun tono polemico. Io però voglio concentrarmi su un aspetto preciso, concreto e verificabile, che spiega perché un accordo praticamente definito non abbia potuto trasformarsi in un annuncio ufficiale.

 

Il punto centrale riguarda la diffusione pubblica della notizia. La trattativa tra Paratici e il Milan avrebbe dovuto rimanere completamente riservata, perché il dirigente era squalificato fino al 21 luglio 2025. Questo dettaglio cambia tutto. Se il Milan avesse annunciato il suo arrivo dal 22 luglio 2025, la giustizia sportiva avrebbe potuto aprire un deferimento. E nell’ordinamento sportivo funziona in modo diverso rispetto alla giustizia ordinaria: è l’accusato che deve dimostrare la propria innocenza. Un compito complicato quando una trattativa diventa pubblica con quattro mesi di anticipo.

 

Per questo motivo, nel momento in cui sono iniziate a circolare le prime voci sull’imminente arrivo di Paratici al Milan, la situazione è finita su un binario morto. Il rischio per il club rossonero era troppo alto. La società ha scelto di non andare avanti, pur riconoscendo la professionalità dell’ex dirigente della Juventus.

 

Alla fine, la trattativa si è fermata non per questioni tecniche o per pressioni esterne, ma per un motivo legato alle regole. E quando si tratta di norme sportive, soprattutto in casi delicati come una squalifica in corso, la prudenza diventa inevitabile.

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