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Una settimana infuocata per il presente e il futuro del Milan
Una situazione intrigante
Questa settimana è veramente ad altissima temperatura, su più fronti, per quanto riguarda il mondo rossonero. In ambito extracalcistico, si è conclusa con un nulla di fatto la riunione in Comune a Milano, relativa al nuovo stadio che dovrebbe sorgere proprio nel capoluogo lombardo. Il tutto è stato rinviato a lunedì, ma la sensazione è che prevalga la linea dell'opposizione, contraria alla creazione di un nuovo stadio di calcio in zona San Siro. Il tutto ci lascia veramente attoniti, perché è l’ennesima dimostrazione di come la burocrazia italiana e la mentalità arretrata del nostro Paese stiano nuovamente facendo un buco nell’acqua, dimostrando tutta la propria ignoranza.
Premettendo che anche io vorrei uno stadio in solitaria, anche condividerlo con i “nati dopo, nati tardi, nati male” potrebbe andare bene, pur di avere quello che veramente potrebbe essere lo stadio più bello d’Europa. E non lo dico per replicare le parole di Scaroni, figura che già a più riprese ho detto di non ritenere idonea (insieme a Furlani) al mondo rossonero. Ma perché, in questo caso, ci sono veramente i fatti.
Per realizzare l’impianto, sono stati chiamati niente di meno che Manica (già contattato dal Milan per la pista San Donato, che rimane sempre in gioco, in quanto il Milan si è mosso a livello di masterplan, precauzionandosi da un eventuale fallimento del progetto milanese) e Norman Foster, numero uno al mondo del settore. L’impatto sarebbe devastante. Parliamo di un giro di denaro che impatterebbe sull’Italia per 3 miliardi di euro, garantendo tantissimi posti di lavoro e muovendo il PIL dello Stato italiano dell’1,4%. Inoltre, il verde in zona San Siro triplicherebbe la propria presenza.
Questa partita è persa in anticipo dal Comune di Milano. Perché la partita è già decisa. Vincono i club: o si vende alle loro condizioni, dando vita a un progetto dall’impatto importantissimo per tutta l’economia italiana, oppure — anche senza vendita — ugualmente vincono loro. Perché, almeno il Milan, ha già il piano San Donato, dove ogni singolo documento è passato e ha ricevuto l’ok da ogni singolo ente.
La partita è decisa, stop. Il triplice fischio è questione di attimi, ma il risultato è già scritto a favore dei club. Sta al Comune capire se continuare a possedere un monumento enorme mal curato, che perde calcinacci dal terzo anello e ha le torri che puzzano di pipì, o se darlo alle società, che lo trasformerebbero in qualcosa di sicuramente più utile di quello che è adesso, ma soprattutto di quello che sarebbe, abbandonato all’amministrazione comunale e a quei 20/30 concerti annuali.
Sul lato sportivo, invece, questa settimana culminerà con un big match dal sapore di scudetto tra Milan e Napoli. Il Milan ritrova Leao, seppur dalla panchina, pronto a spaccare il match insieme all’altro top che il Milan si è saputo assicurare: Nkunku. Niente male poter contare su Gimenez-Pulisic dal primo minuto e Leao-Nkunku a partita in corso, vero detrattori di RedBird?
In tutto questo, ovviamente, la partita non si preannuncia per nulla semplice: affrontiamo il club campione d’Italia in carica, che ha saputo ulteriormente rinforzarsi tanto e bene, per quanto mister Conte si nasconda in preda a paranoie e paure. Ma domenica il Milan è pronto a lottare e dimostrare che, in fondo, può dire la sua in questa agguerrita lotta scudetto.
Probabilmente — ma in merito non abbiamo nessuna conferma — ritornerà a cantare la Curva. L’auspicio è che la Curva torni a essere covo di passione e di tifo calcistico, di amore per il Milan. E non quello che ha dimostrato ampiamente negli ultimi anni, dove delinquenza, prepotenza e tutto ciò che non ha nulla a che fare con lo sport ha prevalso.
Una settimana infuocata per il mondo rossonero, in ottica presente e futura, dove la speranza è che tutto vada nella strada giusta per i colori rossoneri, pronti a riscrivere memorabili pagine di questo sport.
Forza Diavolo Alè, vivo solo per te. Forza Milan, sempre.















