
Il Milan prova a rinascere
La mia visione sul nuovo Direttore Sportivo
Negli ultimi tempi ho osservato con attenzione l’evoluzione della gestione del Milan e sono rimasto colpito dalla scelta annunciata dall’amministratore delegato Giorgio Furlani. Passare a un direttore sportivo tradizionale rappresenta, a mio avviso, un netto cambio di rotta rispetto agli ultimi due anni, quasi come un’ammissione degli errori commessi. La mia convinzione è che questa figura non debba limitarsi alle trattative di mercato, ma debba saper dirigere l’allenatore, gestire i giocatori e prendersi cura del clima all’interno della squadra.
Il casting dei candidati
Nel processo di selezione, ho notato che il club ha cercato profili che incarnassero appieno il concetto di direttore sportivo “tradizionale”. Nomi come Paratici e D’Amico sono stati considerati, ma quello che mi ha colpito veramente è la figura di Igli Tare. La sua esperienza alla Lazio, all’interno di una struttura societaria molto snella e fortemente personalizzata, mi ha convinto che sia il candidato giusto per affrontare le sfide di un club come il Milan.
La funzione pedagogica
Personalmente, credo fermamente che il ruolo del direttore sportivo debba includere una funzione educativa indispensabile. Questa figura deve saper gestire l’ambiente, gli umori e le difficoltà quotidiane, intervenendo sia sul fronte tecnico che su quello organizzativo. Ho constatato che un approccio troppo limitato alle trattative di mercato può lasciare irrisolti problemi interni; per questo una gestione a 360° è fondamentale. È esattamente questo aspetto che ritrovo nell'approccio di Tare, capace di conciliare la strategia sportiva con la cura del gruppo.
Un dirigente globale e di tradizione
Ciò che mi entusiasma ulteriormente è il profilo internazionale di Igli Tare. Parlare sei lingue e mantenere contatti in tutto il mondo non è da tutti, e per me questo rappresenta un vantaggio fondamentale in un’epoca in cui la globalizzazione è imprescindibile per competere al massimo livello. Inoltre, sapere che Tare ha sempre nutrito una grande ammirazione per il Milan di Arrigo Sacchi mi fa sentire ancora più vicino a questa grande storia: quella di un club che sa unire tradizione e modernità.















