
Noi vogliamo fare gli americani
Braccio di ferro Italia-Usa, ma stiamo a buon punto
Settimana scorsa Cardinale, nostro presidente in carne ed ossa presente (bene ricordarlo per l'amico PM che sta cercando, senza risultati, il pelo nell'uovo), ha fatto delle dichiarazioni ai microfoni dei suoi connazionali USA.
In america gli hanno fatto notare come la burocrazia italiana è molto più lenta di quella americana, ma dinanzi alla solita ed irritante lentezza italiana, Cardinale si è detto fiducioso delle buone possibilità che ci sono di poter fare il campo a San Donato. Ha fatto nuovamente notare, che ad oggi, non è, e non sarà possibile competere con le big europee senza stadio di proprietà. Basti pensare che il Milan con una media spettatori di 72mila persone, l anno scorso ha incassato 80 milioni di euro da San Siro.
Mentre il Real Madrid, con una media di 67mila, ne ha incassati 160. O, altro esempio lampante, il Tottenham incassa 1 milione di euro solo di ristorazione ad ogni partita casalinga. Se si vuole competere con le big Europee, c'è bisogno dello stadio di proprietà, oltre che di tanti e ricchi sponsor (che anno dopo anno, stanno arrivando a grappoli in quel di Milanello).
È il momento di fare uno step successivo, perché se è vero che i soldi non vanno in campo, è anche vero che i pacchi di soldi ti offrono maggiori garanzie in maniera più che ovvia. Nel progetto che Cardinale ha illustrato ai colleghi americani durante l'intervista, c'è una vera e propria Disneyland del tifoso rossonero. Un qualcosa che in Italia non esiste e che ci proietterebbe, sul mercato, sugli stessi livelli delle big europee. Con buona pace di Sala, e della burocrazia italiana, lo stadio si farà.
E questa cittadella dello sport rossonero sarà un luogo dove ogni tifoso milanista non vorrà più uscirci.Probabilmente l'Italia è uno dei pochi paesi dove, pur di non fare bella figura a livello europeo, si tende a rimanere fermi col calcio per fare mangiare pochi personaggi alquanto dubbiosi in giacca e cravatta facente parte della politica. Ma questa volta no. Il vento americano soffia forte, e questo braccio di ferro, seppur lento, stavolta verrà vinto dall'innovazione, dalla progettualità e dalla modernità. Perché se si vuole far ripetere la storia, c'è bisogno di un qualcosa di nuovo, che questa volta si, è a portata di mano.















