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Che Maldini vada avanti da solo!

 

Non ho concesso fiducia a scatola chiusa al Maldini dirigente, ma volevo vederlo all’opera per poterlo giudicare...

 

 

Il fatto che sia stato un fuoriclasse come calciatore non significa nulla: fare il giocatore e fare il dirigente di una squadra di calcio sono due mestieri completamente diversi. Il fatto poi che Paolo non abbia mai accettato ruoli da ambasciatore, ma abbia sempre preteso un ruolo operativo in prima linea, ha sicuramente reso ancor più necessario il periodo di osservazione: un conto è rappresentare il Milan, un altro è occuparsi della costruzione della squadra e della gestione della parte sportiva. Non ho avuto buone sensazioni circa il lavoro svolto in coppia con Leonardo il primo anno del suo ingresso in società, anche se il dubbio che la pessima gestione di quella annata sia principalmente da ascrivere al brasiliano è molto forte (la pessima gestione del caso Higuain, del tecnico Gattuso e la distanza siderale con il modus operandi di Ivan Gazidis).

L’inizio della scorsa stagione in coppia con Boban non è stato sicuramente felice (la scelta di Giampaolo si è rivelata un flop), ma i risultati del girone di ritorno e la gestione Pioli hanno, invece, messo in evidenza la bontà delle scelte fatte in estate in sede di mercato, ed il fatto che aveva ragione lui (e Zvone) a dire che i giovani dovevano essere affiancati nella crescita da gente esperta (Ibra e Kijaer hanno avuto un peso non indifferente e non solo nei risultati). La vicenda Rangnick è servita ad aumentare ulteriormente la considerazione nei confronti del Maldini dirigente, dal momento che è riuscito in modo palese a far capire la sua posizione rispetto al progetto del tedesco senza però arrivare alla rottura con Gazidis e la proprietà, mantenendosi sul sottile filo dell’equilibrio che gli permetteva di rimanere al Milan in caso di cambio di rotta della società. E su questo Paolo si è dimostrato nettamente più bravo di Boban, mettendo, a differenza del croato, al primo posto il bene del Milan anziché il proprio tornaconto personale. Il cambio di rotta societario alla fine c’è stato, con l’abbandono del progetto-Rangnick, la conferma meritata sul campo da Pioli (caldamente sponsorizzato da Maldini) e con il riconoscimento della proprietà (e di Gazidis) dell’importanza che hanno i giocatori esperti sulla valorizzazione e la crescita dei giovani. Insomma, il riconoscimento che Maldini aveva ragione su tutta la linea.

La conduzione del mercato attuale ha confermato la crescita esponenziale dell’ex capitano, della sua capacità di gestire trattative perfette nei tempi (Tonali) e nei modi (la definizione dello scambio a titolo definitivo tra Andrè Silva e Rebic e la capacità di non prolungare oltre l’arrivo di Diaz dal Real dovuto essenzialmente alla grande credibilità e stima di cui gode Paolo in casa Real). Maldini non sta sbagliando una mossa, e siamo sicuri che riuscirà anche a portare a casa il complicatissimo e spinosissimo rinnovo di Gigio Donnarumma (banco di prova enorme per Paolo). Nel frattempo dimostra anche ottime capacità comunicative, come la recentissima intervista rilasciata a Sky. Il fatto che in quella circostanza abbia avuto l’umiltà di non prendersi i meriti di tutto ma abbia voluto sottolineare il ruolo avuto insieme a lui da Zvone Boban, ha fatto tornare in auge coloro che chiedono a gran voce il ritorno di Boban in società. Qualcuno, addirittura, invita Gazidis a chiedere scusa e reintegrare il croato nei quadri dirigenziali. No, su questo non siamo assolutamente d’accordo, ed anzi speriamo che Gazidis non prenda minimamente in considerazione di affiancare qualcuno a Maldini.

Ora che Paolo sta dimostrando le sue capacità dirigenziali, dobbiamo solo sperare che la struttura societaria resti semplice e snella come lo è oggi: un AD (o Ceo che dir si voglia), un responsabile dell’area tecnica (Maldini) ed un direttore sportivo (Massara). I successi dei grandi club sono stati sempre contraddistinti da poche persone, ognuna con ruoli e responsabilità definite ed in grado di fare squadra, per remare tutti nella stessa direzione. I guai del Milan sono nati con la duplicazione dei ruoli, e sono proseguiti quando si è voluto mettere più persone a dividersi gli stessi compiti. Ora che l’apprendimento di Maldini è finito, e si trasmette serenità ed unità di intenti con la proprietà (attraverso Ivan Gazidis), è meglio che Maldini vada avanti da solo. Le sue capacità possono solo crescere nel tempo, ed in più le spalle larghe per prendersi carico di tutto le ha sempre avute. Se ci aggiungiamo il carisma e ciò che il suo nome rappresenta per questa società, allora possiamo guardare al futuro con ottimismo.

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