
"O lui o me"
Maldini pronto a restare in rossonero solo se Elliot gli lascerà autonomia decisionale. La proprietà dovrà scegliere: storia e continuità da un lato, un nuovo progetto tecnico dall'altro, legato alla figura di Ralf Rangnick
Paolo Maldini non ne fa solo una questione di orgoglio. Ritiene in questi due anni assieme, prima a Leonardo e poi a Boban, di essersi fatto le osse e di essere pronto a tutti gli effetti. Vuole autonomia, voce in capitolo e potere decisionale. Se davvero Elliot e Gazidis vogliono che lo storico capitano rossonero rimanga all'interno dello staff dirigenziale milanista anche per la prossima stagione, devono ascoltarlo ed assecondarlo. A partire dal progetto e dall'allenatore.
Non appena sarà rientrata l'emergenza coronavirus e anche il calcio potrà ripartire, in casa rossonera ci dovrà essere un confronto faccia a faccia tra Paolo Maldini e la proprietà rossonera: prima di decidere il suo futuro, l'ex capitano vuole infatti chiarire diverse cose, tra cui tutto quello che è successo prima della sosta forzata per il Covid-19 che ha portato all'addio di Boban.
Se Maldini è pronto, in cuor suo, dopo aver ricevuto le dovute rassicurazioni, a sposare la continuazione del progetto basato sui giovani e sulla sostenibilità economica, lo è meno sulla figura di Ralf Rangnick. Un po' perchè la figura dell'attuale Head of Sports and development del gruppo Redbull arriverebbe proprio a ricoprire alcune attività attualmente ricoperte da Maldini stesso e, soprattutto, perchè l'ex allenatore di Lipsia e Shalke04 era stato stroncato pubblicamente dall'attuale DT rossonero. “Rangnick? Sinceramente, da direttore dell’area sportiva, con il dovuto rispetto, non credo sia il profilo giusto da associare al Milan”. Cosi' si era espresso Maldini negli scorsi mesi.
Maldini pensa, oltre ad un chiaro problema di sovrapposizione di ruoli, che la figura da tecnico non sia quella più adatta e consona al calcio italiano e soprattutto a questo momento storico del Milan. Una convivenza tra i due è assolutamente utopica e da scartare. Elliot, che ci risulta che stimi moltissimo Maldini e che non voglia svuotare di milanismo la società, dovrà fare una scelta: fiducia in Paolo e continuità di progetto oppure sposare pienamente l'idea di calcio e management di Ralf Rangnick. Un tentativo di mediazione e di convivenza sarebbe quanto di più deleterio possibile, e difficilmente i due protagonisti accetterebbero la situazione.
Maldini, a livello tecnico, ritiene che dopo questa stagione turbolenta, ed a maggior ragione in una situazione che sarà precaria a seguito dell'emergenza Covid19, serva una guida che conosca il calcio italiano e l'ambiente. Ecco quindi che Maldini, per rimanere, pretende di poter scegliere il tecnico. Nessuna figura estera o esotica, ma certezze del calcio italiano. La prima scelta resta legata alla continuità, e quindi a Stefano Pioli, scelto e voluto da Maldini stesso e stimato dall'Ad Gazidis.
Molto, in tal senso, dipenderà anche da come evolverà questo stranissimo e incerto finale di stagione, ammesso che si ritorni davvero a giocare. In caso di prosecuzione delle buone prestazioni di questo 2020 e di raggiungimento dell'Europa League, Pioli sarebbe senza dubbio il candidato primario di Maldini. In alternativa, il DT rossonero, assieme al fido Ricky Massara, vaglia le figure di Allegri e Spalletti, decisamente più costose e ambiziose dal punto di vista economico.
A livello dirigenziale, Maldini è pronto a collaborare (e gestire) le figure che Gazidis ha individuato come fondamentali per il progetto di scouting e scelta dei giocatori da acquisire. Parliamo di Moncada, capo dello scouting, e Almstadt, attuale braccio destro tecnico dell'amministratore delegato. Loro due, assieme a Massara, potrebbero essere la squadra dirigenziale che Maldini si troverebbe a coordinare e gestire.
E i giocatori? La rosa è fortemente legata a Stefano Pioli e all'attuale direzione tecnica Maldini-Massara. Ma c'è un aspetto ulteriore. La scelta di Maldini e Pioli è legata in modo stretto anche alla permanenza di Ibrahimovic. Gazidis ed Elliot vorrebbero, in linea di massima, la permanenza di Zlatan. Hanno capito quanto Ibra possa far crescere e valorizzare i giovani della rosa e quanto la sua presenza impatti sulla tifoseria e sugli aspetti di marketing. Ma Ibrahimovic, cosi' come Maldini, non resterebbe con Rangnick, ne lo stesso tedesco vorrebbe una figura cosi' ingombrante sul suo cammino. Viceversa, lo svedese resterebbe volentieri affianco di Pioli e Maldini.
Elliot si trova dunque davanti ad una scelta di concetto, ancor prima che di uomini. Da un lato la storia, il milanismo, la continuità. Dall'altro lato la suggestione di un progetto complicato, ma certamente ambizioso, che non partirebbe certamente col vento in poppa di critica e tifosi. Il tempo non è molto. A prescindere di come andrà a finire questa stagione, Elliot deve decidere alla svelta.















