
Il Milan in tre
A Udine i rossoneri si sono schierati con una linea difensiva inedita e ne è nata la prova migliore della stagione, con pochissime occasioni concesse agli avversari. Sarà un punto di partenza per l'allenatore che verrà?
Milan uscito trionfalmente dalla trasferta di Udine ricomincia da tre. Tre come i punti conquistati, ovviamente, ma tre anche come l’assetto della linea difensiva varato da Sergio Conceiçao contro i friulani. Là dove ventotto anni fa il tecnico bianconero Alberto Zaccheroni inaugurò quel 3-4-3 che fece poi la fortuna anche del Milan, ecco che l’allenatore portoghese ha sorpreso tutti con una soluzione inedita per i rossoneri, anche se nel recente passato spesso evocata da alcuni. ‹‹Dalla pausa per le nazionali stavamo lavorando sulla difesa a tre, i giocatori hanno sposato quest’idea per proteggere meglio i terzini›› ha dichiarato Conceiçao. In effetti la nuova disposizione difensiva consente a Theo Hernandez di essere più libero in fase offensiva, garantendogli al contempo una copertura ulteriore dietro, essendoci un centrale in più rispetto alla canonica difesa a quattro.
Ma il nuovo modulo non è funzionale solo a supportare le scorribande in attacco del francese. A trarne beneficio a Udine sono stati proprio gli stessi centrali di difesa, in particolare Strahinja Pavlović. Il difensore serbo infatti annovera fra le sue caratteristiche migliori l’aggressività e la capacità di sapersi spingere in avanti. Tutte qualità che possono emergere più nettamente in una difesa a tre. Giocando invece a quattro l’ex Salisburgo ha mostrato delle pecche nella gestione della linea e degli spazi alle proprie spalle. Spazi in profondità ora invece coperti da un terzo centrale.
Come Pavlović, anche Fikayo Tomori e Matteo Gabbia parrebbero aver acquisito maggiore sicurezza, col risultato di offrire nuova stabilità ai rossoneri. E infatti il Milan con l’Udinese ha offerto una delle migliori prestazioni stagionali a livello difensivo, concedendo appena 0.8 expected goals (secondo il modello Fbref). In zone più avanzate di campo inoltre questa struttura minimizza le difficoltà difensive di Rafa Leao. L’esterno portoghese infatti può associarsi più liberamente alla prima punta e non deve essere costretto, in non possesso, a inseguire il terzino avversario. Un lavoro senza palla che Leao ha sempre dimostrato di soffrire.
Sull’esterno avversario infatti si può proiettare Theo Hernandez, con l’eventuale ala presa dallo scivolamento in fascia del centrale di sinistra della difesa milanista. Il perimetro di campo nel quale Leao si ritrova così a dover lavorare difensivamente viene alquanto ridotto, a tutto beneficio del portoghese ma anche degli equilibri della compagine rossonera. Non è un caso che a Udine l’attaccante del Milan sia tornato sui livelli che gli competono. Un discorso a parte merita poi Luka Jović. L’attaccante serbo ha confermato in Friuli che, quando chiamato in causa, risponde sempre presente. Il suo lavoro come riferimento avanzato è stato prezioso, come confermato dal suo allenatore a Sky Sport al termine della gara: ‹‹offensivamente volevo quello che si è visto, con i movimenti di Jovic che svariava per il campo e apriva lo spazio per l’inserimento degli esterni e dei centrocampisti››.
L’ex giocatore di Real Madrid e Milan ha svolgo egregiamente le funzioni di raccordo in attacco, associandosi bene con Leao, Christian Pulisic e Tijjani Reijnders anche se il Milan, con questa nuova impalcatura, deve cercare di coinvolgere maggiormente il suo centravanti (solo 15 palloni toccati dal numero 9 prima della sostituzione, secondo i dati riportati da Fbref).
Certo, una rondine non fa primavera. L’Udinese poi sembra aver mollato gli ormeggi, trovandosi ormai in una posizione di classifica nella quale non ha più nulla da chiedere al campionato. Per restare in tema di proverbi però, se son rose fioriranno. In questo senso le sfide contro Atalanta e Inter (in coppa Italia) rappresenteranno un test valido per capire l’efficacia di questa disposizione per il finale di stagione del Milan. Contro due maestri della difesa a tre come Gian Piero Gasperini e Simone Inzaghi quindi i ragazzi di Conceiçao si misureranno anche per provare a capire se dal nuovo modulo si potrà eventualmente ripartire per costruire la squadra dell’anno prossimo. Con o senza Conceiçao in panchina.















