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Così Fonseca ha battuto l'Inter e il complesso del Milan

 

I sei derby persi con Pioli sono finalmente cancellati e Fofana pianta la sua bandiera su San Siro. Merito del coraggio, e dell'insistenza del tecnico su tre aspetti fondamentali...

 

Youssouf Fofana si toglie la maglietta e la mette sopra l’asta del calcio d’angolo, a coprire la bandiera dell’Inter. È il simbolo: il Milan vince il derby in trasferta, pianta la sua bandiera su San Siro e cancella due anni di incubi e cattivi pensieri. Il Milan con Pioli aveva perso sei derby di fila, aveva preso 14 gol e ne aveva segnati 2, tristi e inutili. Il complesso di inferiorità così era cresciuto e ormai occupava tutta la città. In Duomo, ai Navigli, a Porta Romana, i milanisti camminavano silenziosi, pensando che il derby non avrebbe avuto storia. “Miracolo a Milano” era un vecchio film, non una speranza.

 


E invece… E invece il Milan di Fonseca ha vinto e ha vinto con merito. Ha avuto più occasioni, è stato più lucido, più presente, più in forma per tutto il secondo tempo. Non l’avrebbe detto nessuno. Sì, ma come ha fatto? Con coraggio: il coraggio di cambiare e di attaccare. Il primo merito va a Fonseca e alle sue tre T: testa, tattica, tenuta fisica. Testa. Il tecnico dice di aver parlato un’ora con la squadra, mercoledì mattina. Il Milan è ripartito lì, evidentemente ha capito di avere ancora molto da dare e lo ha fatto. Non per caso, Fonseca sabato, in conferenza, aveva parlato con entusiasmo degli ultimi tre giorni di lavoro. Matteo Gabbia sul tema ha detto una frase non banale: “Fino all'ultimo giorno che avremo, seguiremo Fonseca fino alla morte”.

 

La tattica segue. Fonseca ovviamente ha ragione quando dice di non aver cambiato sistema di gioco – già in estate Loftus-Cheek giocava da trequartista-punta, come Morata nel derby – ma la sterzata è stata netta. Tutti suggerivano di difendersi, lui ha scelto i quattro attaccanti. Nel momento più nero, Pioli contro Inzaghi si era messo a tre dietro: 3-5-2 e tutti dietro. Fonseca è andato dall’altra parte del campo di regata, ha puntato sui giocatori offensivi e l’ha portata a casa nel secondo tempo. Strano effetto: l’Inter ha fatto subito tre cambi ma è sembrata sempre più stanca, più in difficoltà.

 

La risposta comincia a vedersi. Come ha fatto Fonseca a vincere il derby? Con il coraggio, con una squadra unita, con una formazione diversa, con la brillantezza fisica. Poi c’è da parlare dei singoli. Morata e Abraham non hanno vissuto i sei derby persi: immuni al complesso di inferiorità, hanno giocato liberi. Tijjani Reijnders, 20 metri più dietro, è sembrato un altro: nel suo primo anno al Milan aveva giocato mediamente male le partite importanti, questa volta è stato tra i migliori. Poi Emerson Royal, che ha sbagliato sul gol di Dimarco ma ha giocato un ottimo secondo tempo, e Mike Maignan, che su Thuram ha fatto una parata degna dei giorni belli.

 

Il 22 settembre allora per il Milan è il giorno della liberazione. Questa squadra è lontana dall’essere perfetta, ha alti e bassi, concede troppo, ha un leader d’attacco (Leao) che calcia male in porta, però ha battuto l’Inter e in classifica la guarda in faccia a 8 punti. Alla pari, senza complessi d’inferiorità. I bambini milanisti, a scuola, oggi possono parlare di derby. Non succedeva da due anni.

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