
La differenza tra Inter e Milan a tutti i livelli
Il derby di Milano nasce come era morto l'ultimo, quando l'Inter aveva conquistato la seconda stella: anche adesso sembra non esserci storia, dopo la Champions nerazzurri ancora più convinti
Il calcio non è solo una questione di schemi e di tattica. La qualità dei giocatori è decisiva e lo sono anche i sentimenti, che bruciano energie e condizionano i momenti. Il derby nasce più o meno come era morto l’ultimo, che aveva regalato all’Inter lo scudetto della seconda stella e chiuso il ciclo, lungo e bello, di Pioli.
Stefano ha fatto un gran lavoro sulla panchina rossonera e a San Siro già lo rimpiangono dopo aver visto all’opera Fonseca. Ha il torto di aver infilato, proprio nel derby, una serie di partite disgraziate. Sei sconfitte nelle ultime sei. Un supplizio cominciato nella lontana Riad, in Supercoppa, nel gennaio 2023 e che oggi pesa sulle tenere spalle del suo erede, arrivato, dopo appena due mesi, già davanti a un bivio cruciale: solo una vittoria gli potrebbe allungare la vita rossonera. Sulla carta non c’è storia neppure stavolta.
L’esordio in Champions ha dato ancora maggiore sicurezza ai nerazzurri e allargato il confine dell’instabilità milanista. Il Diavolo è stato annientato dal Liverpool oltre il punteggio, in una notte in cui è rimasto sul pezzo una decina di minuti, incapace persino di sfruttare il gol di vantaggio. L’Inter ha tenuto testa al Manchester City, che insieme al Real Madrid è la squadra più forte d’Europa e di conseguenza del mondo, difendendosi con ordine e colpendo negli spazi con l’abilità e la pazienza della grande squadra.
La differenza tra Inter e Milan è evidente a tutti i livelli, tra gli uomini guida Marotta e Ibrahimovic, tra Inzaghi e Fonseca, tra una squadra organizzata e una che invece squadra non lo è.
Eppure, Simone oggi vive le stesse tensioni del suo fragile collega. Perché il derby è il derby e nel calcio non sempre il più forte vince, è parte della sua infinita bellezza. Inzaghi non riesce a togliersi dalla mente la rocambolesca sconfitta del febbraio 2022, in cui si è suicidato, la partita chiave del Milan verso lo scudetto, ma da quella notte ha sfruttato al meglio le sue abilità di stratega, che si esalta nelle partite senza un domani. L’Inter all’Etihad ha dimostrato di essere la favorita per lo scudetto.
Una squadra che, dalla finale di Istanbul, è cresciuta nella sicurezza, nella personalità dei giocatori e nella qualità del gioco. Ora deve riuscire a dare continuità di prestazioni, cancellando il sospetto che quest’anno la Champions venga prima del campionato e ritrovando il suo capitano e leader: all’appello, infatti, manca Lautaro, cecchino principe l’anno scorso e ancora a secco in questa stagione. Il Toro ha segnato 8 gol al Milan, il derby è la sua partita, l’occasione di avvicinarsi o magari raggiungere Ibra, che sta a 10. Lo svedese è tornato e vediamo se, al di là dell’uscita sbagliata davanti ai microfoni, nel fortino di Milanello ha restituito fiducia a una squadra allo sbando e a Leao, che continua a scioperare nelle sfide che contano. Però tocca a Fonseca mettere ordine e deve farlo stasera, il tempo è scaduto.
L’Inter cerca la settima vittoria di fila, un record, che servirebbe a scavalcare sia Juve che Napoli, le potenziali rivali per lo scudetto che ieri non si sono fatte male in una partita in cui le difese hanno fatto meglio degli attacchi. Il Napoli ha già lo spirito contiano, la Juve non è ancora come la vuole Motta. Il terzo 0-0 consecutivo dei bianconeri non è un allarme, ma negli ultimi 30 metri serve di più e non è sostituendo Vlahovic con Weah che Thiago può sperare di risolvere il problema.















