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Analisi dopo il ko col Liverpool: cosa non va

 

Dopo un mese, i problemi sono reali e coinvolgono tutti: la dirigenza che si prende le responsabilità, l'allenatore, i giocatori. Senza un leader a metà campo, un difensore che costruisca e forse un esterno d’attacco che lavori molto senza palla

 

Il Milan, dopo un mese di calcio, sembra già a un binario morto. Nel calcio si esagera sempre ma qui siamo in crisi nera a settembre, con la curva che fischia e i tifosi che rimpiangono Kalulu e Saelemaekers, due buoni giocatori ma con tutto l’affetto non due alla Kakà, visto nel pre-partita sotto la curva in un’immagine che ha messo malinconia. La brutta notizia è che i problemi sono reali e coinvolgono tutti. La società, come sempre la prima a prendere responsabilità nei momenti brutti. L’allenatore. I giocatori. Il Milan è senza carattere, difende male e costruisce peggio, sembra non avere giocatori chiave – un leader a metà campo, un difensore che costruisca, forse un esterno d’attacco che lavori molto senza palla – e non migliorare. Accidenti passeggeri? Lo dirà il tempo, tendenzialmente in fretta. "Abbiamo diversi problemi", ha detto Fonseca. Sincero, questo sì, sempre.

 

Il primo problema, ma anche il secondo e il terzo, nonostante una frase di Fonseca in conferenza stampa: "Non è un problema di atteggiamento". Il Milan non è il Milan. In Europa, casa sua, guarda il Liverpool dominare e non reagisce, davanti a 59mila spettatori – decisamente meno del solito ma comunque una cornice degnissima – che alla fine perdono la pazienza. Va bene essere inferiori, ma qui nessuno guida la rivolta, nessuno fa la faccia cattiva. Chi sono i leader? Morata, al rientro da titolare, ha deluso. Maignan ha lottato per tutta la sera con il suo fisico. In mezzo è mancato un leader tecnico, non si pretende Pirlo ma almeno qualcuno pronto a chiedere palla, trovare soluzioni, leggere la partita. Ha detto Boban: "Non puoi insegnare a diventare leader. O lo sei o non lo sei".

 

Il primo problema, ma anche il secondo e il terzo, nonostante una frase di Fonseca in conferenza stampa: "Non è un problema di atteggiamento". Il Milan non è il Milan. In Europa, casa sua, guarda il Liverpool dominare e non reagisce, davanti a 59mila spettatori – decisamente meno del solito ma comunque una cornice degnissima – che alla fine perdono la pazienza. Va bene essere inferiori, ma qui nessuno guida la rivolta, nessuno fa la faccia cattiva. Chi sono i leader? Morata, al rientro da titolare, ha deluso. Maignan ha lottato per tutta la sera con il suo fisico. In mezzo è mancato un leader tecnico, non si pretende Pirlo ma almeno qualcuno pronto a chiedere palla, trovare soluzioni, leggere la partita. Ha detto Boban: "Non puoi insegnare a diventare leader. O lo sei o non lo sei".

 

Il dato dei 19 tiri concessi in 70 minuti impressiona e Fonseca si arrende all’evidenza: "Siamo fragili difensivamente". Il Milan ha subìto occasioni per tutta la sera, come nei momenti brutti a Parma e a Roma con la Lazio. Una costante: quando il Milan ha perso palla – e ne ha perse molte - il Liverpool è ripartito verticale, pericoloso, senza grandi argini. Fofana, lontano dal 100% e ammonito, non poteva esserlo. Reijnders e Loftus-Cheek non sono certo arrivati a giocare ad alto livello per come rientrano. Tomori e Pavlovic non sono difensori di alto livello nella lettura delle situazioni (e nel derby, un pensiero a Gabbia andrà fatto).

 

Problema secondario che però con il Liverpool ha pesato. Il Milan continua a prendere gol da angoli e punizioni. Dall’estate 2022 a oggi, sono stati 18. L'Inter nello stesso periodo è a 12 come il Napoli, la Juve a 13, l’Atalanta a 14, il Real solo a 9. Troppa differenza e in questa partita Maignan è stato parte del problema.

 

Impossibile sapere tutto quello che succede a Milanello e Casa Milan, ma un contrasto è evidente. Zlatan Ibrahimovic ha parlato nel pre-partita, fiero e sfrontato come sempre: "Comando io, sono io il boss e tutto il resto lavora per me. Quando leone va via, i gatti si avvicinano. Quando il leone torna, i gatti spariscono. Tutto quel che si dice in giro, il livello è troppo basso". Sarà, ma anche il livello della squadra non è alto. E il Milan, in campo, ieri non era "undici leoni", come cantano le curve. Il boss non trasmette lo spirito alla squadra. Ibra ha visto la partita con Furlani, che in estate da a.d. ha preso tutte le decisioni chiave sul mercato, e insieme dovranno trovare una soluzione, che sia aggiustare il Milan di Fonseca o cambiarlo subito, prima che se ne vadano i soldi di questa Champions e della prossima. Furlani appena due settimane fa ha detto che tutto il Milan è con Fonseca e sicuramente era vero. Ora però è dura. Il derby per questa squadra pesa troppo e otto mesi nel calcio sono lunghi una vita. In caso di altra sconfitta dura, le sirene suonerebbero chiare. Se anche credi nel tuo allenatore, serve freddezza per resistere alla soluzione più semplice.

 

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