
Stracittadina che vale già tanto?
Se vince il Milan si candida per il titolo. Se vince l'Inter dà già un segnale al campionato Ma a Simone si chiede lo scudetto, a Stefano no
Ci siamo, il countdown è terminato. Stasera va in scena uno dei derby di Milano più attesi e incerti degli ultimi anni. La pausa delle nazionali non ha abbassato l’adrenalina e fatto scemare l’interesse, al contrario. Per la prima volta nella storia della serie A, Inter e Milan si giocano la stracittadina da prime in classifica. Sono anche le formazioni che, non solo per il primato (sono passate appena tre giornate...), ma per il gioco e le prestazioni hanno più colpito, confermato le aspettative e stupito.
Premessa: comunque andrà a finire, questo derby non deciderà nulla. C’è tutta una stagione da vivere e altre 34 partite da affrontare. Però è ugualmente un derby che peserà, non solo per la classifica ma anche a livello psicologico. Qualora dovesse vincere il Milan verrebbe certificato, nella prova più attesa e difficile, quanto di ottimo i rossoneri hanno fatto vedere in questo inizio. Nessuno si aspettava che Pioli riuscisse in così poco tempo ad assemblare la squadra con tanti volti nuovi e dare una precisa identità di gioco e di atteggiamento sempre propositivo e offensivo. In più il tecnico del Milan ha modificato ruoli e compiti a più di un interprete: da Calabria che si aggiunge a Krunic in mediana (modello City), a Theo Hernandez che alterna sovrapposizioni in fascia a sgroppate per vie centrali, alle nuove mezzali Reijnders e Loftus Cheek che si inseriscono formando una linea di attacco di 4 uomini, agli esterni Leao e Pulisic che si allargano e si accentrano. Contro Torino e Roma ha funzionato tutto come un orologio. Vedremo con l’Inter ma è certo che una vittoria, oltre a dare ancor più sicurezza al Milan nei propri mezzi, lo candiderebbe di diritto a protagonista per la lotta scudetto. Già così i rossoneri sono da podio, vediamo se possono ambire al gradino più alto.
Il derby non ci dirà tutto, ma molto. L’Inter, a sua volta, vincendo non solo abbasserebbe un po’ le ali del Milan, ma evidenzierebbe la forza, la solidità e la qualità della squadra, confermando che anche quest’anno, per il terzo consecutivo, Inzaghi ha forse la rosa più profonda e attrezzata, nonostante le tante, importanti, partenze. L’addio di Onana è stato senza dubbio il più pesante, però con l’arrivo di Sommer e Pavard la difesa è stata sistemata, sugli esterni ci sono 4 giocatori intercambiabili e a centrocampo Simone può addirittura tenere in panchina Frattesi, acquisto più oneroso di questo mercato e grande protagonista in Nazionale.
L’attacco senza Lukaku e Dzeko ha perso molto, ma Thuram è in continua crescita e il capocannoniere Lautaro senza compagni ingombranti sembra ancora più a suo agio. Questa può davvero essere la stagione della sua consacrazione a top player. Pioli e Inzaghi hanno filosofie e qualità differenti. Più flessibile e sperimentatore il primo, più rigido e costante nelle scelte il secondo. Pioli cambia spesso: nel momento della difficoltà lo scorso anno addirittura il modulo passando dalla difesa a 4 a quella a 3. Inzaghi invece raramente modifica il suo canovaccio e si affida sempre ai suoi senatori, limitandosi nel corso della partita a sostituire alcuni interpreti stanchi con altri più freschi, ma sempre con gli stessi compiti. Entrambi i tecnici in questi anni sono cresciuti molto nella gestione del gruppo e nella preparazione delle partite. Pioli si fa preferire nella gestione dello spogliatoio e nel lavorare sui giocatori, ma Inzaghi è tra i migliori in assoluto nel preparare le partite. Soprattutto quelle da dentro o fuori. Lo dimostrano le tante finali di coppe vinte.















