
Pioli cerca il vero Milan
Contro il Genoa per reagire. Poi la Lazio. E Pioli: "Zlatan farà la scelta migliore, noi siamo con lui"
I consigli per l'addio, sull'argomento, si sprecano. Totti gli ha raccontato la propria esperienza diversa per i rapporti umani con il tecnico e il club, Nocerino ha ricordato erga omnes che «è meglio avere Zlatan per 20 partite che un altro per 40» quasi a rivendicare l'utilità del suo ex sodale pure ridotto a un così ridotto contributo. Stefano Pioli, il miglior conoscitore della realtà, ha spiegato che «fa tanta differenza averlo specie in casa, lui farà la scelta migliore e noi saremo dalla sua parte» e la frase ha avuto il sapore agro-dolce che cela magari l'annuncio imminente di una resa dinanzi alle reazioni del suo fisico.
Che il Milan di questi tempi magri - quanto a gol segnati - abbia un disperato bisogno di Ibra, è documentato non soltanto dai due recenti 0 a 0 ma in particolare dagli stenti di Leao, Diaz e Messias che il tecnico continua a difendere a parole assolvendo a un compito di capo-gruppo e di guida spirituale. Non ha altro di meglio a disposizione e verrebbe già da considerare manna caduta dal cielo il recupero di Rebic (non Castillejo fermato da dolori alla caviglia, non più affaticamento muscolare) oltre quello di Bennacer che dal giorno del ritorno a Milano dalla coppa d'Africa è stato - con Tonali - il centrocampista più importante e decisivo. «Sappiamo cosa ci sta mancando, sembra poco ma che poco non è» è la frase simbolo di Pioli, a dimostrazione che da questo Milan sta ricavando il massimo e forse un pezzo in più. Perciò alla fine sprona tutti a trovare il famoso guizzo e accarezza l'anima del Milan con quella frase «ci crediamo perché siamo forti» che appare più un atto di fede.















