
Milan a lezione di Champions
Una sconfitta molto diversa da Liverpool, pur sempre una sconfitta
Come un ritorno a scuola, ma parecchio complicato. Quasi tremila giorni senza vedere la Champions a San Siro, del resto, hanno i loro perché e soprattutto il loro peso. Il Milan ha riportato l'Europa che conta a casa sua. Sua del Milan e sua dell'Europa che conta, sia chiaro. Ma, lo si scriveva già dopo Liverpool, non può pretendere di azzerare il tempo che è passato con un colpo d'ali e un battito di fantasia di Brahim Diaz, che ruba l'occhio e pure parecchi applausi. Quella distanza c'è ancora, e dopo due giornate la classifica pare rivelare quello che in fin dei conti è sempre stato noto: il turno successivo, per la squadra di Stefano Pioli, ha i contorni della mission impossible. C'entra, e tanto, la sfortuna di un'urna che più malevola non poteva essere. C'entrano gli episodi, arbitrali e non, che in fin dei conti a San Siro contro i Colchoneros hanno fatto la differenza. Ma nel calderone, se vuoi andare avanti, devi mettere tutto. Soprattutto esperienza, che comunque si matura anche passando per le forche caudine di sconfitte così amare.
È una sconfitta molto diversa da quella di Anfield, ma pur sempre una sconfitta. Il 3-2 di Liverpool e il 2-1 subito nel finale al Meazza s'assomigliano soltanto nel risultato. Che, attenzione, non è poco. Ma è bugiardo in entrambi i casi: al cospetto dei Reds, i rossoneri hanno giocato a calcio per cinque minuti su novanta più recupero. Sono stati sufficienti per segnare due gol, ma la prestazione della squadra di Jurgen Klopp è stata troppo rotonda e superiore, per non legittimare una vittoria persino più striminzita di quanto il tabellone non suggerisca. Di contro, ieri il Milan ha perso, ma avrebbe meritato la vittoria. Ha dominato l'Atletico per mezz'ora e più, reggendo il ritmo anche con un uomo in dieci. A proposito, peccato dell'arbitro? Alibi fino a un certo punto, se entri così, con un'ammonizione sulla schiena, meriti la doccia anticipata. Kessié a parte, il Diavolo ha giocato meglio dell'Atletico, in tutte le fasi: non servono giri di parole. Sono stati sufficienti un paio di guizzi di due vecchi volponi a girare la serata in favore della squadra di Simeone. Nel percorso di crescita di questo Diavolo, servono anche sberle così. Sono dure da mandare giù ed è una magrissima consolazione, ma è così. Poi c'è la classifica, fredda e imparziale, che recita Milan zero punti. Ma è davvero quella che a Milanello devono guardare?















