
Vincerà il cuore o la ragione?
Campionato buttato: per colpa di Elliott a gennaio e della squadra a La Spezia
Il Bollettino è costretto a ripetersi. Il Milan, inteso come club nel suo insieme, ha perso una clamorosa occasione. Quando si conduce in testa tutto il girone di andata, mettendo a segno anche record di tutto rispetto (vittorie in trasferta, clean sheet, imbattibilità consecutiva), ma si crolla nel girone di ritorno, significa che la squadra è stata costruita con qualche fragilità.
Ma si sapeva: partenza con i preliminari, rosa più giovane della Serie A, troppi prestiti. Nonostate questo il Milan è stato a lungo la squadra che ha giocato meglio e ha mostrato un piglio “europeo” come ha dimostrato l’aver giocato alla pari con il Manchester United.
Nonostante questo, dovrete riconoscerlo, il Bollettino ha sempre detto che bisognava guardare non ai punti di distacco dalla seconda ma dalla quinta in classifica, perché l’imperativo categorico era arrivare in Champions non vincere lo scudetto.
Nonostante questo, il Milan – come società – ha perso una occasione irripetibile: non solo per conquistare con largo anticipo il quarto posto, ma persino per lottare per il titolo fino alla fine con l’Inter. Sarebbe bastato a gennaio, dopo il segnale d’allarme delle sconfitte con Lille, Juventus e Atalanta (non a caso le squadre di “livello” Champions) intervenire sul mercato con un giocatore per ruolo. Ma investendo, non ricorrendo a tre prestiti.
Di tre ruoli solo il difensore (Tomori) si è rivelata una mossa all’altezza. Né Meite (giocatore di livello medio-basso) nè Mandzukic (fermo da troppo tempo), sono stati una buona scelta: per imporsi servivano giocatori che potessero assicurare qualità a centrocampo e una dozzina di gol. Per essere stati perfetti serviva anche un esterno veloce e potente, di quelli che continuano a farci male (sul tipo Politano o Insigne, per intenderci).
Il mancato investimento di gennaio ora rischia di costare carissimo alla società che ora rischia seriamente di fallire l’accesso alla Champions e dovrà rivedere i suoi piani, investendo non su campioni ma ancora su giovani. Rinviando ancora di un anno lo sbarco tra i grandi d’Europa. Ma appare evidente che la strada sia questa da parte del fondo inglese: arrivarci tenendo il costo degli ingaggi il più contenuto possibile. A parte Zlatan Ibrahimovic, si intende…
Strada corretta finanziariamente parlando, per non alimentare la bolla degli ingaggi. Ma il risultato finale, visto che il calcio è uno degli sport più imponderabili e dove le statistiche contano fino a un certo punto, è quello sotto gi occhi di tutti: due anni fa la Champions sfumò all’ultima giornata per una traversa dell’Empoli, quest’anno per la trasferta di…La Spezia.
Il Bollettino lo aveva già sottolineata come la trasferta nel Levante ligure sia stato lo spartiacque della stagione. Molto più che le sconfitte con le dirette concorrenti alla Champions. Una gara presa sottogamba, usata persino per fare minutaggio a qualche reduce da infortunio, come fosse un allenamento di metà settimana, per risparmiare forze in vista del derby. Invece, costò il sorpasso e diede lo slancio definitivo all’Inter per una vittoria netta e per la corsa verso lo scudetto. In misura minore è stata deleteria la scelta di gestire il vantaggio con il Sassuolo negli ultimi 20 minuti della partita. Con tre punti in più, anche la partita contro la Lazio non si sarebbe trasformata in una gara da vincere a tutti i costi
Ma la partita nella quale il Milan torna dietro la linea d’ombra è quella contro lo Spezia. Da quella partita cambia la media punti del Milan. Da quella partita il Milan non dà più la sensazione di essere la squadra capace di ribaltare i risultati, da quella partita è come se avesse perso la sua incosciente tranquillità.
Eppure, Elliott e Maldini sapevano di aver costruito una squadra da quarto posto. Pioli sapeva che avrebbe dovuto cambiare qualcosa, quando gli avversari hanno capito come fermare il gioco “verticale” del Milan. Ma non si è voluti intervenire sulle fragilità, si è voluto pensare più allo stadio, più alla Superlega che alla Champions.
Elliott potrebbe così giustificarsi: come fate a contestarci dopo che abbiamo investito più di 600 milioni nel Milan, rimesso i conti in ordine, avviato un progetto di ricostruzione della rosa? Tutto giusto e il Bollettino è convinto che il progetto proseguirà. Ma rimane il fatto che si è persa una occasione straordinaria: aver rinunciato a rinforzare la squadra è stato un grave errore di valutazione: si sarebbe trattato di spendere dii più a gennaio per spendere meno in estate. Strano che un primario fondo internazionale non sia stato in grado di fare questo calcolo.
E’ vero che il Milan è ancora in corsa, ma ha un calendario tremendo (Juve, Atalanta e tre squadre in lotta per non retrocedere), è in piena crisi psicologica e una media punti da sesto posto. Con il cuore si spera nella rimonta, ma la ragione ci smentisce. Vincerà il cuore o la ragione?















