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Comanda Maldini

 

Chiesa difficile, ma il mercato prepara altri colpi. Peccato per Boban...

 

 

 

È presto, è ancora molto, troppo presto per i bilanci. Ci sono segnali precisi, però: segnali indicativi e incontestabili. Il primo, è che il modo di Paolo Maldini di agire (non solo sul mercato) è sotto traccia, silenzioso e diretto. Il secondo, è che la proprietà ha deciso - dopo il passo indietro con Rangnick - di assecondarne il cammino. Dettando, chiarendo le regole, fissando i paletti, tracciando il percorso, in anticipo: per evitare equivoci e per favorire la sintonia con Gazidis. Il terzo segnale è che in attesa dello stadio, il Fondo Elliott continua a investire in questa squadra: con la sua filosofia (giovani e ingaggi), ma finalmente con qualche deroga che consenta operazioni come quella di Ibra, Tonali e un tentativo per Chiesa. Acquisto molto difficile, improbabile quest’ultimo, ma possibile per la disponibilità rossonera (non quella viola però...).

Lo scorso venerdì non avevo torto nel disegnare lo scenario rispetto a un mercato apparentemente in ritardo: so bene chi è Paolo Maldini, so che dal punto di vista calcistico ha le idee molto chiare e conosce l’ambiente. Sarà un novizio - fino a quando lo considereranno tale? -, ma quando si presenta, resta un uomo che gode di stima, fiducia, credibilità. Che abbia di fronte Raiola o Cellino o Florentino Perez. Ha un suo peso specifico diverso dagli altri e questo conta. Rappresenta un club glorioso che dispone di grandi mezzi (contrariamente a quello che dicono tutti) e spende molto da 3 anni a questa parte. Ora spende bene, ecco cosa è cambiato. E lo fa in sintonia con l’allenatore, elemento fondamentale nella costruzione di una rosa che migliori la squadra.

Ritengo che Boban abbia sbagliato i tempi e i modi per sbattere la porta: contrariamente a Leonardo e Gattuso che nelle ultime 2 stagioni avevano già deciso molti mesi prima, ma hanno atteso la fine della stagione e lo hanno fatto in silenzio, il croato ha anteposto il suo orgoglio agli interessi della squadra e se n’è andato lanciando strali alla vigilia di impegni importanti. Quello che è successo da quel Sassuolo-Milan in poi, con la conferma di Pioli e dunque di Maldini e Ibrahimovic, gli dà torto e non ragione. Dimostra che c’erano spazio e opportunità, a determinate condizioni. Si trattava di aspettare a vuotare il sacco, assecondando in primis la squadra e poi lo stesso Maldini che al Milan lo aveva riportato, strappandolo alla Fifa. Mi dispiace che abbia scelto impulsivamente, perché Boban sarebbe stato ancora grandemente utile. Pazienza.

Ora mancano i ritocchi (una punta e un terzino) per completare un assetto già affidabile, cui bisogna chiedere di ripartire con la stessa determinazione, gli stessi atteggiamenti con i quali ci siamo lasciati col Cagliari, al termine di quella striscia esaltante post-lockdown. Ma il Milan di Pioli e Ibrahimovic non è nato a fine giugno: ad oggi, dall’arrivo dello svedese i rossoneri hanno perso soltanto contro l’Inter in un derby irripetibile e contro il Genoa in una domenica surreale. È presto, è ancora molto presto per i bilanci, ma siamo autorizzati ad avere belle sensazioni ed enorme fiducia.

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