
L’attacco resta il tallone d’Achille
Ibra ha solo rinviato il problema del centravanti
Quello dell’attacco è un problema ormai cronico, che il Milan si trascina da tempo. È un vero e proprio "tallone d’Achille", come lo definisce La Gazzetta dello Sport in edicola questa mattina. Il club rossonero - evidenzia la rosea - ha cambiato centravanti tre volte in una stagione e mezza, senza mai riuscire a sciogliere il nodo una volta per tutte.
Il popolo milanista aveva accolto con entusiasmo l’arrivo di un grande attaccante come Gonzalo Higuain, ma il Pipita, dopo un inizio positivo (4 gol nelle prime 6 partite tra campionato ed Europa League), si spense col passare del tempo, fino all’inevitabile addio. E le cose non sono andate meglio con Piatek, con il quale la società di via Aldo Rossi è riuscita quantomeno a limitare i danni dal punto di vista economico, ricavando una piccola plusvalenza con la sua cessione all’Herta Berlino.
L’ingaggio di Ibrahimovic, lo scorso gennaio, è stato un affare a metà: lo svedese ha sì rigenerato squadra e ambiente, ma ha solo rimandato il problema del centravanti. Perché Ibra, con i suoi 38 anni, non può rappresentare il futuro. Per colmare il vuoto di gol nel prossimo mercato servirà un altro sacrificio, visto anche il rendimento di Leao, il quale, nonostante i 24 milioni spesi per il suo cartellino, non ha mai convinto del tutto.















