
PsychoMilan
Seguire il Diavolo è ormai una prova di difficoltà estrema
Per carità. L'allenatore. I giocatori. La dirigenza. Ma quello che servirebbe oggi, al Milan, subito, è uno psicologo. Da mettere a disposizione innanzitutto di noi tifosi, sottoposti a una prova ormai di difficoltà estrema, forse insuperabile. Giochi male e non tiri in porta con l'Inter: ne becchi due, e perdi. Logico: ma era il derby, porca miseria. Giochi bene per 65 minuti col Torino facendo il doppio dei tiri in porta (totali) dei match precedenti: ne becchi due, e perdi. Contro una squadra che fino ai gol era stata lì, a guardare e prenderle. E tu che sei lì che finalmente ti stai gustando una buona partita della tua squadra, pensi che forse si stia imboccando la strada giusta, apprezzi qualche nuovo, tu milanista nel giro di quattro minuti, bam, ti becchi la nuova botta, il nuovo disastro.
Apparentemente, lo psicologo non dovrebbe fare un salto anche a Casa Milan; o forse sì, perché potrebbe almeno aiutare, spingere a fare un esame di coscienza. Quanto la società, che in settimana ha lasciato molto a desiderare sulla comunicazione, ha aiutato e sta realmente aiutando Giampaolo? Sia Boban che il presidente Scaroni, lunedì sera alla Scala, non hanno contribuito certo a spargere germi di serenità soprattutto verso il tecnico. Ammesso e non concesso che il destino del mister non sia già segnato, forse Boban e Maldini dovrebbero – a porte rigorosamente chiuse – mettere la squadra davanti alle sue responsabilità. E ammettere le proprie, proteggendo innanzitutto l'allenatore, scelto da loro e non da altri. Comunque uno psicologo serve, davvero. E se comincia a servire anche un allenatore, bene, caccia allora a un allenatore-psicologo-comunicatore-dirigente, quattro stipendi in uno, così si viene incontro anche alle ristrettezze del bilancio. Uno con questi requisiti, vecchio sodale di Jorge Mendes, ci sarebbe, ma costa molto e soprattutto ha trascorsi non proprio compatibili col Milan. Mourinho. Ci mancherebbe solo lui, il colmo dei colmi per una tifoseria già da tempo sull'orlo di una crisi di nervi, unica condannata quando gli imputati sarebbero ben altri. Se Kafka vivesse ai nostri giorni, garantito che sarebbe un rossonero.















