
Fuori dalla prossima Champions?
Ecco i tre motivi di un giudizio sbagliato
“Il Milan potrà al massimo lottare per il sesto posto”. “Il MIlan difficilmente potrà conquistare un posto in Champions”. “Il Milan è ancora un cantiere”. “Atalanta, Roma e Lazio sono più avanti del Milan”. Sono solo alcuni dei commenti raccolti nelle ultime settimane sulla squadra di Marco Giampaolo. In generale, i rossoneri sono stati accolti da scetticismo, perplessità, diffidenza. In pochi – tra ex giocatori, critici, giornalisti sportivi – hanno speso buone parole. Per lo più hanno prevalso le critiche: dai giocatori fuori ruolo, alla mancanza di reattività nella partita di Udine, alla crisi del gol in cui sembra essersi perso Krzysztof Piatek. Per non dire dei giudizi sulla proprietà: Elliott viene visto solo come un investitore di passaggio, pronta a farsi da parte alla prima occasione che garantisca una adeguata plusvalenza.
Ma rimaniamo alle cose di campo. Noi (pur ribadendo che il Milan sarà una delle sorprese del campionato) non vogliamo sostenere che i rossoneri nelle prime due giornate di campionato abbiano convinto o giocato bene. Vogliamo sostenere che non è il caso di dare giudizi in modo convenzionale, come se il Milan in questo momento fosse una squadra “normale”. In particolare, non si può non tener conto di quanto accaduto a cavallo dell’estate: la fine del rapporto con Gennaro Gattuso e Leonardo, un allenatore che vuole portare una nuova mentalità più offensiva, sei giocatori nuovi, di cui 5 giovanissimi (under 23) che devono essere assemblati con il gruppo precedente.
In buona sostanza, è lecito “criticare” (nel senso di raccontare con spirito critico) le singole partite. Lo abbiamo fatto anche noi: ma sempre tenendo conto del contesto complessivo in cui si sta muovendo la squadra di Giampaolo. In altre parole, occorre ancora qualche tempo prima di capire se sarà un’altra stagione di passaggio oppure se il Milan potrà aspirare a qualcosa di importante. E questo per almeno tre motivi.
Un solo ingresso tra i nuovi acquisti. Come si fa a giudicare una squadra che non ha ancora messo in campo cinque dei sei nuovi acquisti? Chi può dire quanti saranno titolari fissi e quanti riserve? E chi perderà il posto della vecchia formazione titolare con Gattuso? Senza poter rispondere a queste domande è difficile interpretare l’indirizzo che prenderà la stagione. Perché se è corretto definire il Milan un cantiere in corso d’opera, è altrettanto vero che si rischia di giudicare la casa prima che sia edificata solo da qualche schizzo, nemmeno dai disegni definitivi. Finora hanno giocato titolari Theo Hernandez per una partita e mezza (per altro nelle prime due amichevoli) e Ismael Bennacer (per altro giudicato il migliore in campo). Con tutta probabilità, entrambi saranno in campo a Verona, ma Giampaolo ha già fatto capire che si muove un passo alla volta, per cui rischierà il francese solo se in perfetta forma. Lo stesso vale per Ante Rebic: il croato sarà disponibile solo da mercoledì e con soli quattro allenamenti assieme ai compagni sembra improbabile che figuri subito nell’undici titolare.
Squadra giovane, la più giovane della Serie A. Boban e Maldini hanno sposato la linea di Elliott di ingaggiare giocatori giovani, di qualità e di prospettiva. Scelta rischiosa, perchè i giovani – nel bene e nel male – sono imprevedibili. Per questo motivo Boban, nell’intervista rilasciata a Sky a fine mercato, ha fatto capire che non sarebbe stato male aggiungere uno o due elementi di esperienza. Ancora giovani, ma ormai rodati ad alti livelli. Almeno uno è arrivato: dopo essere arrivato giovanissimo nel campionato italiano senza emergere, Ante Rebic è cresciuto molto in Bundesliga e con la nazionale croata, diventando un giocatore di “peso” a tutti gli effetti. Non sono arrivati l’argentino Angel Correa e il brasiliano Everton: il fondo Elliott – invocando anche il fair play finanziario – non si è voluto esporre finanziariamente. Per cui, è tutto da vedere se l’eccesso di gioventù sarà un bene, perchè porterà freschezza ed entusiasmo, oppure se prevarranno ingenuità e discontinuità di rendimento.
Il calcio è conformismo. Il terzo elemento da tener presente è il confermismo perbenista che vige nel mondo del calcio. Ci si allinea sempre con il più forte, con il vincitore, con il più famoso. Raramente critici e commentatori vanno controcorrente. E se lo fanno solitamente è una provocazione (vi ricordate Ronaldo che nella Juve avrebbe fatto la riserva di Dybala?). Per cui ora che il Milan non arriva in Champions da cinque stagioni, ha una proprietà appena arrivata sulla scena della Serie A, non ha campioni da osannare o allenatori di grido viene visto come il nobile decaduto, l’attore che non indovina più un blockbuster, il premio Nobel in preda al blocco dello scrittore. Questo per dire che i giudizi non sempre sono obiettivi, ma risentono del “mood” generalizzato nei confronti del Milan. Insomma, quando moda è moda e in questo momento la tendenza è non dare eccessivo credito ai rossoneri.















