romagnoli

 

Ecco il problema grave

 

Non è l’allenatore, non è la qualità, non è il regista: il problema grave è...

 

Premessa: non parleremo di arbitraggi e nemmeno di Gattuso. E nemmeno di cosa farà ora Elliott. Ci sarà tempo per parlarne a bizzeffe nei prossimi giorni.

Oggi, nel tentativo di elaborare il lutto per l’ennesima stagione buttata alle ortiche, abbiamo cercato di individuare quale è stato il principale difetto dei rossoneri che alla fine li ha condannati a un altro anno di esilio dalla Champions. Il problema principale non è un allenatore con poca esperienza ad alto livello, non è la scarsa qualità dei giocatori, non è la mancanza di un vero regista a centrocampo (visto che Paquetà è una sorta di trequartista). Il difetto che ha zavorrato il Milan, che lo ha tradito al momento culminate del campionato, quando gli sarebbe bastato pareggiare il derby per lanciarsi nella volata finale, che ne condizione il gioco al punto che sembra sempre che si faccia una fatica bestiale a sviluppare trame decenti in attacco, è ben altro: è la mancanza di personalità.

Il Milan assemblato dalla coppia Fassone-Mirabelli e solo in parte da Leonardo è composto da buoni giocatori, con qualche elemento di livello: Donnarumma, Reina, Romagnoli, Bakayoko e Paquetà (Piatek è buono, ma deve ripetersi l’anno prossimo per entrare nella lista). Ma non ha leader, non ha giocatori che prendano per mano la squadra e diano il ritmo alla partita, rallentare quando serve, spingere sull’acceleratore quando gli avversari sono in difficoltà. In parte dipende dal fatto che il Milan è una squadra giovane, con una delle età medie più basse di tutta la Serie A, Ma molto dipende proprio dai giocatori. Qualcuno si farà, non abbiamo dubbi. Così come non ne abbiamo che saranno pochissimi. E che, da questo punti di vista, è una squadra da ricostruire.

Lo si è visto nel derby. L’Inter ci arrivava in crisi, il Milan lanciatissimo, L’Inter aveva una sola possibilità: iniziare molto aggressiva e mettere subito il Milan in difficoltà, proprio contando sulla sua scarsa personalità. Sono bastati quattro minuti con due occasioni da rete, la seconda trasformata. Da quel momento il Milan è sparito dal campionato, con l’eccezione della partita con la Lazio, dove la vittoria però è arrivata solo nel finale e su rigore. Gestendo al meglio le partite con Samp (un pareggio era fattibilissimo) e le gare con Udinese e Parma (quattro punti buttati via), il Milan sarebbe venuto a Torino in totale controllo.

La personalità, la voglia di arrivare primo sulla palla e di mettere sotto l’avversario è come il coraggio: o ce l’ha o non te li puoi dare. I quattro quinti dei giocatori del Milan non ce l’hanno e mai ce l’avranno. Gattuso – che avrà mille difetti e ne riparleremo – l’ha capito da tempo. Come ha ammesso lui stesso “non è riuscito a entrare nelle teste dei giocatori”.

La mancanza di personalità si può vedere in tanti episodi, oltre che nella gestione complessiva delle partite. Stasera è evidente nella spinta del rigore di Kessie (il rigore più pignolo del mondo), assolutamente inutile; nella sciagurata partita di Conti, nella totale svagatezza di Suso e Calhanoglu. Ma anche nell’inutile applauso di Romagnoli all’arbitro: gli arbitri italiani ormai tollerano tutto (entrate da dietro, trattenute, entrare con la clava) senza mai ammonire, ma sono “suscettibili”, Inoltre, l’applauso è sempre da rosso, massimo esempio di lesa maestà.

In questo quadro, avremmo potuto scrivere che non c’erano più speranze di centrare il quarto posto dopo la gara con l’Udinese. Dopo il derby l’arrabbiatura era tale che ha funzionato da anestetico. Ma l’effetto è svanito sugli spalti di San Siro, assistendo alla partita con i friulani. Prendere quel gol, con una formazione che rischia la Serie B, quando una squadra con un minimo di personalità sarebbe già stata sul due a zero, ha azzerato le speranze. Se non lo abbiamo scritto è per quel minimo di follia ottimistica che vogliamo sempre portare (oltre a un po’ di ironia).

Ma, per l’appunto, ci voleva una squadra con personalità…..

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