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Gazidis scandalizzato da Giorgetti e Gravina

 

Il Milan deve rimediare al deficit politico

 

Ivan Gazidis è scandalizzato. È scandalizzato perché arrivando dall’Inghilterra e dalla Premier League non gli era mai successo di assistere a quello che è accaduto in Italia negli ultimi giorni. E cioè che un sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, prendesse la parola due volte di seguito per influenzare le decisioni della giustizia sportiva sulla nota vicenda Kessiè-Bakayoko. A casa sua, un evento del genere avrebbe portato alle dimissioni del politico oppure alla rivolta del calcio inglese. Da noi assolutamente no. Non solo. Gazidis si è scandalizzato due volte perché dopo Giorgetti anche Gravina, il presidente della federcalcio, si è espresso sulla stessa traiettoria con Giorgetti di fatto effettuando una pressione indebita nei confronti degli esponenti della giustizia sportiva che devono godere della totale autonomia di giudizio. Pensate a cosa sarebbe accaduto se dopo il famoso gesto anti-sportivo di Cristiano Ronaldo dopo Juve-Atletico Madrid, il presidente dell’Uefa Ceferin fosse intervenuto per reclamare una punizione esemplare nei confronti del portoghese. Sarebbe arrivato l’esercito a Nyon!

Gazidis si è scandalizzato due volte. Eppure da casa Milan sono arrivati due comunicati che hanno fatto il solletico sia a Giorgetti che a Gravina. Leonardo, che è uno sanguigno, si è battuto per un intervento duro in modo che fosse chiara l’invasione di campo commessa dalla politica e dalla presidenza federale. Pensate: è dovuto intervenire Adriano Galliani per far sapere a tutti che si trattava di una “goliardata” e che non era il caso di farne una tragedia dopo che Salvini si era espresso in perfetta sintonia con l’esponente del Milan berlusconiano.

Il Milan attuale è assente da troppo tempo dalla stanza dei bottoni del calcio italiano. Uscito Galliani, è arrivato Fassone che doveva occuparsi ogni giorno di rispondere ai dubbi sulla tenuta finanziaria del suo principale. Poi è subentrato Gazidis che è appena entrato nel calcio italiano da Londra non conoscendo nessuno e non frequentando il giro istituzionale del pallone italiano, non può essere chiamato in causa. È il presidente Scaroni che si occupa di politica, nel nuovo Milan. Anche lui è un novizio ed è rimasto in clamoroso silenzio. Persino Elliott probabilmente avrebbe gradito una risposta appuntita. Nella vicenda con l’Uefa, infatti, dove è l’azionista che decide la linea difensiva nei confronti di Nyon e ha fatto capire l’antifona. E cioè che se l’Uefa dovesse continuare a pretendere di reclamare il pareggio di bilancio in un anno, il ricorso al Tas o addirittura alla giustizia ordinaria sarà inevitabile. Perché è così che si discute con chi pensa di potersi prendere una rivincita nei confronti del Milan che ha vinto il primo round a Losanna ottenendo da quel tribunale la possibilità di essere riammesso all’Europa league. Se vuoi la pace, prepara la guerra.

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