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Milan e arbitri sotto attacco

 

Perchè Cairo, Pallotta e Lotito attaccano Milan e arbitri?

 

Ce l’hanno con gli arbitri e con il Milan. Soprattutto con gli arbitri, accusati di pilotare la corsa al quarto posto per favorire i rossoneri. E quando non ce l’hanno con gli arbitri, ce l’hanno con l’Uefa, sempre con il solito sospetto: perché applica regole meno severe nei confronti indovinate di chi?
Da qui alla fine del campionato, mancano ancora sei partite. E ci dovremo abituare: nonostante il crollo degli errori nelle decisioni arbitrali grazie all’introduzione della Var (pensate solo alla fine delle polemiche sui gol in fuorigioco), rimane apertissimo il fronte delle polemiche per i falli da rigore. Ogni decisione dubbia alimenta accuse e complottismi, che hanno come obiettivo il “sistema” che favorisce i più forti o i più ricchi. L’obiettivo più gettonato, negli ultimi tempi, è il MIlan. Aveva cominciato James Pallotta, proprietario della Roma, rivolgendosi all’Uefa perché la squadra giallorossa (così come l’Inter) avevano dovuto sottostare a regole ferree sul fair play finanziario, mentre il Milan ha potuto spendere per acquistare Lucas Paquetà (quasi 40 milioni con i bonus). Nell’ultimo turno di campionato, contro il Milan se la sono presa prima la dirigenza della Lazio (con il ds Tare in particolare) e poi il presidente del Torino Urbano Cairo. Il Bollettino non vuole star qui a riferire cosa hanno o avrebbero detto. Perché cerca di non parlare mai delle decisioni arbitrali a relative polemiche, che – in questa misura – si ripetono a questi livelli solo nella Serie A, mentre all’estero (per quanto presenti nei casi più clamorosi) sono molto ma molto più contenute.

A noi interessa spiegare il motivo di tanto clamore. Banalmente, sono i proventi che possono derivare da una partecipazione alla Champions League. Anche senza il superamento della fase a girone, significano almeno 50 milioni tra premi partita e diritti tv, a cui vanno aggiunti gli incassi. Questo può cambiare i numero di almeno due stagioni per chi ha un bilancio come il Torino che l’anno scorso ha dichiarato un fatturato per 146 milioni: in pratica, la Champions varrebbe almeno un terzo del giro d’affari. Siamo quasi alla metà nel caso della Lazio, che ha avuto ricavi per 127 milioni. Nonostante il bilancio molto più ricco, anche per la Roma, la partecipazione vale il 20% del fatturato, pari a 250 milioni (escluse le voci straordinarie legare alle plusvalenze).

Perché le polemiche erano più contenute negli anni passati? Perché non c’era mai stata una volata a cinque per conquistare l’ultimo posto a disposizione (l’anno scorso in pratica fu solo tra Lazio e Inter) e precedentemente ancora i posti a disposizione erano solo tre, di cui uno attraverso gli spareggi (spesso falliti dalla squadra qualificata). Insomma non si corre per fare una bella figura l’anno successivo, ma per sistemare il bilancio. Per carità, tutto legittimo: ma tutto fa pensare che alla fine non vincerà chi urla o protesta più forte, ma chi avrà più gamba o più fortuna. E che sarebbe meglio, invece di farsi la guerra, trovare un accordo per vendere meglio il prodotto “Serie A” per alzare il livello economico dei diritti tv per l’estero, in modo da avere bilanci che possono reggere anche indipendentemente dal risultato sportivo. Così da aumentare i ricavi e poter ingaggiare i campioni, che sono poi quelli che attirano sponsor e accordi commerciali. E – per chiudere il cerchio – fanno aumentare i ricavi da diritti tv. In Italia, invece, si preferisce sempre il mors tua vita mea…..

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