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Il Milan "sbaglia"

 

Il Milan non deve protestare per il rigore, ma per i “gialli” non dati e il gioco “intimidatorio”

 

Vogliamo mettere in guardia tutti i milanisti: non fatevi ingannare dalle scuse del designatore Nicola Rizzoli sul rigore non dato per il fallo di mano di Alex Sandro. E’ un falso problema e non è su questo che Leonardo e i dirigenti dovrebbero far sentire la loro voce. Mentre è molto più grave – e decisivo ai fini del piano inclinato di una partita – la gestione dei cartellini gialli, soprattutto là dove non si applica il regolamento sul gioco violento.

Chiariamoci: non diciamo che l’intervento del giocatore brasiliano della Juventus non sia rigore. Per come è stata interpretata la regola sui falli di mano in area, in questa stagione sono stati dati rigori per falli nettamente meno gravi di questi. Per cui, per uniformità, era rigore come ha ammesso lo stesso Rizzoli (poi andrebbe spiegato a chi fa le regole: come fa un difensore ad allungarsi in scivolata per impedire il cross senza controbilanciarsi con il braccio? Ma finché non si cambia interpretazione, questo è rigore).

Ma quello che è grave e su cui Rizzoli non si scusa, peggiorando la situazione, è sul calcio a palla lontana di Mandzukic a Romagnoli. Leggiamo le sue esatte parole: “La linea d’intervento del VAR è molto chiara: nelle situazioni di gioco bisogna intervenire se c’è violenza. Se fosse stata reputata come violenza, sarebbe intervenuto e sarebbe stato dato il rosso a Mandzukic e rigore al Milan. Se viste e valutate come non violente – in base anche all’atteggiamento dei giocatori, a come si rialzano e alla dinamica – e nel caso specifico non è chiaro dal campo se ci sia contatto o meno, il VAR non deve intervenire. In quel caso, evidentemente, è stato valutato così”.

Molto bene: in pratica, è come se Rizzoli avesse detto che scalciare l’avversario – soprattutto in area – è lecito. Basta valutarlo come fallo non violento, in particolare se chi lo subisce non fa la sceneggiata come certi difensori ci hanno abituato (avete presente la trattenuta su Romagnoli all’andata trasformata in fallo contro?).

Benissimo: questo ci porta al punto centrale della questione. Molto più che i rigori dati o non dati, quello che non fa bene al calcio e al “prodotto calcio italiano” è la gestione dei cartellini attribuibile al signor Fabbri sabato allo Stadium. L’intervento, dopo dieci minuti, di Bonucci su Piatek da dietro, con i tacchetti direttamente sulle caviglie, senza nemmeno cercare la palla è da giallo: se non lo assegni e nemmeno fai capire che è l’ultimo che verrà tollerato, è come se sdoganassi il gioco duro. Come sanno tutti coloro che hanno giocato a calcio a ogni livello, l’intervento di Bonucci è “intimidatorio”: se l’arbitro non interviene subito, è normale che ci si adegui. Infatti, Bentancur fa almeno tre falli da ammonizione, prima che venga sanzionato. Se fosse stato ammonito subito, se ne sarebbe ben guardato dal proseguire. Non solo: con un simile atteggiamento permissivo, un giocatore come Mandzukic si è permesso un atteggiamento rissoso e irrispettoso per tutta la gara, culminato proprio nel fallo in area, che tutti i commentatori hanno bollato come passibile di rigore ed espulsione.

Questo ci porta a un altro grave errore, che abbiamo sottolineato in più di una occasione: la tendenza tutta italiana ad arbitrare all’inglese, secondo un luogo comune ricorrente. Ma completamente sbagliato: in Premier non si fischiano gli interventi duri ma sportivi, dove si cerca la palla, ma si è inflessibili quando si cercano direttamente le gambe o contro le trattenute, che da noi ormai sono una certezza: chi tenta un dribbling sa che si troverà matematicamente una mano sulla spalla se non addirittura in faccia. Per non parlare delle entrate da dietro, assolutamente non tollerate. Per non dire che non combattendo il gioco duro si favoriscono le squadre meno tecniche ma più fisicate: il Milan, che è una delle squadre come meno centimetri della Serie A, su questo dovrebbe protestare.

Perché un campionato in cui il gioco è continuamente spezzettato – soprattutto come la Serie A dove si esasperano i tatticismi – è un prodotto poco vendibile. Soprattutto in un momento in cui le difficoltà economiche dei club impediscono l’arrivo di campioni come avveniva in passato. Invece, anche gli arbitri sono responsabili della decadenza del calcio italiano.

E se proprio il Milan deve protestare per i rigori non concessi (solo due in tutto il campionato) avrebbe dovuto farlo dopo la gara di Genova, quando Piatek è stata palesemente ostacolato davanti alla porta: ma per Rizzoli, in questo caso, è tutto regolare. Poco importa se tutte le moviole ed esperti hanno detto che, secondo le regole, il tocco (tra l’altro lievissimo) del difensore sulla palla non lo assolve se poi nell’azione ostacola l’attaccante e lo atterra. Ma come volevasi dimostrare, Rizzoli pensa di aver risolto tutto scusandosi per il fallo di mano non dato….

 

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