
La stagione a un passo dal burrone
Mancano grinta, fisico, testa e anche qualche piede buono
La stagione del Milan è a pochi passi dal dichirre fallimento: lo stabiliranno le prossime due partire con Juventus e Lazio. Le avvisaglie c’erano state già con Sassuolo e Chievo. Due vittorie risicate, in cui gli avversari hanno avuto per larghi tratti il comando del gioco. Ma almeno c’era stata la determinazione e la forza (soprattutto mentale) di blindare il risultato e conquistare un terzo posto tutto sommato meritato. Per andare a giocarsi un match point nel derby. Invece, è come se da quel gol di Vecino contro l’Inter, la solida impalcatura costruita in tre mesi – basata su linee difensive ermetiche e grande concentrazione – avesse cominciato a crollare come costruita su fondamenta instabili. Siccome i giocatori sono gli stessi (di cui si conoscono già da tempo pregi e difetti) e Gattuso non è diventato improvvisamente un allenatore “scarso”, il problema è un altro: il meccanismo si è inceppato e se la società – nel suo insieme- non trova il modo di rimetterlo in moto, la stagione potrebbe finire già alla fine della prossima settimana. Perché il MIlan visto con Sampdoria e Udinese non può uscire indenne dalle due partite con Juventus e Lazio.
Ma cosa è accaduto? Diamo ragione (in parte) a Gattuso: non si tratta di moduli, per quanto Paquetà dietro alla coppia Cutrone-Piatek per 40 minuti abbia fatto vedere cose interessanti. E sarebbe interessante rivederla all’opera con squadre più forti. I problemi del MIlan sono la mancanza di grinta, la sfiducia che sale alla prima difficoltà, l’assenza di centimetri, oltre a un deficit di qualità, con prestazioni al di sotto della sufficienza anche da chi i piedi buoni dovrebbe averli. Fondamentalmente, però, è una questione di testa: l’Udinese ha pareggiato perché ha salvato un gol già fatto su azione di calcio d’angolo a sfavore e si è riversata in attacco trovando un Milan piazzato malissimo. Ma già da qualche minuto, i friulani davano l’impressione di poter colpire da un momento all’altro, avendo capito di avere di fronte un Milan molle e che sembrava cercare il raddoppio solo per obbligo contrattuale e non con la cattiveria sportiva delle squadre sicure dei propri mezzi.
La voglia di riscatto che non è montata nemmeno dopo il pareggio. Complice il solito arbitraggio “italiano” che consente gioco sporco, perdite di tempo, trattenute senza mai ammonire, il Milan si è fatto inghiottire dalla partita che l’Udinese ha buttato subito sul fisico e che ha rischiato meritatamente di vincere. Castillejo che sbaglia una palla che doveva solo indirizzare nell’angolo più lontano e che invece ha sparato sul portiere è l’immagine di una squadra che sembra essersi smarrita. Del resto, alla mancanza di centimetri (è la seconda squadra più bassa per altezza media della rosa) non s ipuò che supplire con tanta gamba e grinta nei contrasti. Fino a un mese fa, anche nei momenti più difficili del campionato, i rossoneri avevano questa caratteristiche. Nelle ultime tre partite lo hanno mostrato solo nel finale delle gare con Inter e Samp, praticamenta mai contro l’Udinese. Gattuso è stato tradito anche dagli infortuni (con Paquetà in campo anche nella ripresa si sarebbe forse vista un’altra gara) e dalla scarsa vena di chi dovrebbe dare più qualità. Biglia, per esempio: il Bollettno lo ha a lungo difeso, ma così è improponibile.
Suso sarà anche afflitto dalla pubalgia, ma è un lontano parente del giocatore visto l’anno scorso e a inizio stagione. Calhanoglu corre tanto ma non salta mai l’uomo e non tira mai in porta. Cutrone ha perso la via del gol (anche ieri sera si è divorato il vantaggio dopo pochi minuti), ma se non altro si sbatte e lotta. Conti e Caldara si sono visto poco o per nulla. I giocatori hanno ora la possibilità di riscattarsi in un doppio impegno di livello molto alto. In caso di fallimento (leggi mancata qualificazione Champions), Elliott dovrà procedere all’ennesima rifondazione. Nelle prossime nove partite (forse dieci), saranno padroni del loro destino, guadagnandosi o meno – a seconda dei casi – la riconferma o un contratto con una squadra di livello. Lo ha ben detto Pepe Reina nel dopo partita: “Vincere allo Juventus Stadium? Sono novanta minuti, è una partita speciale contro una tra le squadre più forti d’Europa. E’ lo scenario più adatto per reagire”.















