
Domande che pesano sul futuro del calcio
Dubbi, confronti e regole diverse tra giustizia sportiva e penale
Da ieri sento tantissime persone chiedersi se ci troviamo davanti a qualcosa di simile a quello che successe tanti anni fa. Io, prima di tutto, voglio ricordare una cosa che per me è fondamentale: bisogna essere garantisti sempre, senza eccezioni. Detto questo, ci sono alcuni punti che secondo me vanno chiariti, soprattutto riguardo al filone d’indagine che coinvolge il designatore arbitrale, accusato di aver gestito due designazioni legate a due partite dell’Inter.
La prima cosa che mi sembra importante spiegare è che il processo penale e quello sportivo funzionano in modo completamente diverso. Nel penale una persona può essere condannata solo se la sua colpevolezza viene provata oltre ogni dubbio possibile. Nel mondo sportivo non è così: lì basta un insieme di indizi per arrivare a una condanna. È un sistema costruito proprio su questo tipo di valutazione. La vicenda del 2006 lo dimostra chiaramente: le sentenze penali arrivarono dopo anni, mentre il procedimento sportivo si chiuse in pochissimo tempo, appena due mesi dopo che le prime intercettazioni erano finite sui giornali.
Oggi non possiamo sapere come andrà a finire questa nuova storia. Conosciamo solo l’ipotesi dell’accusa, ma non sappiamo quali indizi abbia in mano la Procura di Milano. Finché questi elementi non saranno resi pubblici, è impossibile fare previsioni serie. Quando e se verranno fuori, allora si potrà ragionare con più precisione.
Nel frattempo, però, si può chiarire un punto che spesso viene confuso. Nel 2006 la Juventus venne retrocessa perché nelle intercettazioni c’erano due elementi molto chiari: il direttore generale Moggi che discuteva la griglia arbitrale al telefono con il designatore Bergamo, e le schede anti‑captazione che Moggi aveva dato ad alcuni arbitri. In un sistema basato sugli indizi, come quello sportivo, questi due fatti furono considerati sufficienti per configurare due illeciti.
Ad oggi, invece, non c’è nulla che riguardi direttamente l’Inter, perché non esistono notizie di intercettazioni — telefoniche o ambientali — in cui un dirigente con potere decisionale del club parli con il designatore per “combinare” una designazione arbitrale. Se nei prossimi giorni dovessero emergere registrazioni di questo tipo, allora la posizione dell’Inter diventerebbe molto simile a quella della Juventus ai tempi di Calciopoli. In quel caso, il fatto che le due partite siano state perse contro Bologna e Milan non avrebbe alcun peso: l’illecito sportivo è un reato di pericolo, e una designazione manipolata sarebbe già di per sé un atto sufficiente per configurarlo.
Per ora, però, siamo solo nel campo delle ipotesi. Non c’è nulla di più concreto.















