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La polvere sotto il tappeto

 

La frattura fra il tecnico e la squadra andrà ricomposta in qualche modo, altrimenti la permanenza di Fonseca al Milan sarà impossibile

 

Fra i tanti luoghi comuni che vengono ripetuti a menadito nel calcio ce n'è uno particolarmente abusato, ovverosia la classica frase secondo cui "un allenatore ha bisogno di tempo". Vero come principio, falso superato il primo periodo. Il tempo massimo di cui ha bisogno un allenatore è di circa 30 giorni. Un mese infatti è il tempo utile per comprendere come deve giocare una squadra, per darle una identità e per rifinirne la struttura. Nel tempo, ossia nel lungo periodo, si rifiniscono i dettagli.

 

Non è vero pertanto che Paulo Fonseca ha bisogno di tempo. Il tempo per comprendere cosa fare del suo Milan lo ha già avuto. Adesso si tratta di essere pratici e di gestire la squadra nel modo migliore possibile, sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista della crescita dello spirito di squadra. In tale senso, la partita di sabato sera a Roma contro la Lazio, ha prestato due volti inevitabilmente contrapposti. Il primo tempo della gara dimostra che il tecnico del Milan è in grado di mettere in campo una squadra con un baricentro più basso e che riduca al minimo la pressione sul primo possesso palla avversario.

 

Purtroppo nel secondo tempo sono riemersi antichi difetti (uscite sbagliate e difesa alta sul primo gol) che hanno condannato il Milan ad un risultato immeritato, ma comunque non da buttare (la Lazio è una squadra da Europa League e pareggiare sul suo campo non è un disonore, né vergognoso). Di contro, tuttavia, la scenetta di Leao e Theo Hernandez durante il cooling break è uno di quei momenti che ci saremmo volentieri risparmiati perché minano l'unità della squadra e mettono in dubbio pubblicamente la figura dell'allenatore. La smentita di Theo a fine gara è parsa la classica toppa peggiore del buco. Che i due giocatori abbiano sbagliato non si discute; è un fatto.

 

Ma non è possibile non pesare tale comportamento alla luce di una personalità discutibile del tecnico che, al 31 di agosto, pare già essere sulla graticola perché incapace di tenere a bada il gruppo. Possiamo discutere di campo quanto vogliamo, ma senza unità di intenti fra i protagonisti, ogni idea per migliorare il Milan diventa peregrina. Il mese di settembre potrebbe essere già decisivo per Fonseca. Senza un segnale netto di discontinuità, non sarà sempre possibile nascondere la polvere sotto il tappeto.

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