
Una stagione VARia
Il VAR sembra ormai diventato uno strumento cervellotico per creare casi giurisprudenziali extra-regolamento, invece di intervenire in situazione oggettive in cui, invece, sarebbe doveroso e sacrosanto un suo intervento
Ci sono episodi che non possono assolutamente avere giustificazione perché rientrano nell’oggettività. Il calcio con cui Ranocchia colpisce Belotti a Torino non può non essere calcio di rigore perché è un classico esempio di danno procurato e soltanto nel mondo dei fratelli Grimm l’arbitro al VAR può comunicare all’arbitro di campo che il difendente ha preso la palla. Il fallo di Bastoni su Zakaria nella gara dello Stadium, una volta che viene concesso, non può non tramutarsi in calcio di rigore atteso che è vergato sul regolamento che la linea bianca fa parte dell’area di rigore. Esattamente come il gol di braccio di Udogie contro il Milan non può non essere annullato perché il regolamento ci dice che non si può mettere la palla in porta con un braccio, nemmeno casualmente. A questi orrori che fanno crollare la credibilità dell’AIA, si aggiungono una serie di interpretazioni fantasiose che si fa fatica a comprendere. Parliamo delle segnalazioni di fuorigioco geografici (Giroud in Milan Napoli, Kalulu in Inter Milan di Coppa Italia) che sono due veri e propri abomini, in quanto vanno apertamente contro il regolamento e sono irrispettosi dello spirito del gioco. Affinché venga annullato un gol infatti, il giocatore in offside deve partecipare attivamente all’azione, o toccando la palla oppure inibendo la visuale del portiere, entrambe precondizioni mancanti in tutti e due gli episodi incriminati.
Si aggiunge alla lista la chicca esecrabile della mancata espulsione di Lautaro Martinez contro il Milan nella gara di andata di Coppa Italia. Un anno fa Tonali venne espulso a Benevento perché intervenne il VAR. L’episodio aveva la stessa dinamica (piede a martello), ma era molto meno pericoloso, dal punto di vista dell’impatto, per l’incolumità dell’avversario. In un caso fu cartellino rosso, in un altro fu cartellino giallo. Perché nella prima situazione il VAR è intervenuto, mentre nell’altra è rimasto silente? Anche qui rimarremo in attesa vana di spiegazioni che mai ci saranno. Al Milan rimangono cinque partite da onorare sul campo, con l’obiettivo di dare il massimo fino alla fine nel rispetto di sé stessi e del proprio percorso. Tuttavia, tutto quanto avvenuto sinora, evidenzia come, a fine campionato, non rischia di vincere la squadra che è stata più brava sul campo, bensì quella che ha avuto più “fortuna” con gli interventi del VAR e che ha costruito una narrativa vittimistica per un fallo inesistente di Giroud su Sanchez.















