
Luoghi comuni e code di paglia
Convinzioni indimostrate e facce di bronzo sin troppo note
Bisogna sempre avere la lucidità di distinguere i fatti dalle opinioni. I fatti dicono che il Milan è arrivato in semifinale di Coppa Italia e in campionato, a 5 gare dalla fine, è primo con l'asterisco (secondo a meno 1 qualora l'Inter vincesse il recupero). Questi sono i fatti.
Poi abbiamo le opinioni diffuse, che ormai assurgono al rango di luoghi comuni, secondo cui fra la rosa dell'Inter e quella del Milan c'è un abisso. Se l'abisso esiste, probabilmente, è invisibile agli occhi e soprattutto non è apparso in 33 partite di campionato.
Anche ieri, in Coppa Italia, il trend arbitrale "sfortunato" è proseguito a svantaggio del Milan che in 180 minuti è stato sfavorito in tre decisioni chiave (mancato rigore su Giroud, mancata espulsione di Lautaro Martinez per fallo su Maignan, annullamento del gol di Bennacer per fuorigioco geografico di Kalulu).
Tutto questo si inserisce in un contesto nel quale la squadra rossonera ha già subito, in campionato, evidenti porcate a suo danno (il fuorigioco geografico di Giroud contro il Napoli che ha determinato l'annullamento del gol di Kessiè, la rete di Messias contro lo Spezia non concessa per ammonire Bastoni, il gol di mano di Udogie contro l'Udinese), mentre l'Inter ha beneficiato di situazioni inaccettabili con il VAR (mancato rigore a Belotti, mancato rigore su Zakaria).
La superiorità interista sarà certamente indiscutibile (come i dogmi della fede), tuttavia non si vede. Per avere dei riscontri fattuali sono necessari una serie di "episodi arbitrali" che definire discutibili diviene, francamente, un pallido eufemismo.
E così i luoghi comuni della rosa migliore finiscono nell'angolino nascosto dove si nascondono i sacerdoti con la coda di paglia.
Al Milan, ci dicono, mancano un'ala destra di livello ed un trequartista importante. Ne siamo convinti anche noi. Così come pensiamo che il totem Ibrahimovic vada sostituito a dovere in estate.
Non capiamo però per quale ragione i nostri difetti, i limiti che non ci vergogniamo di avere debbano diventare un comodo lasciapassare per essere presi per il culo da una classe arbitrale che, adesso, non può più nascondersi dietro la famosa frase secondo cui "l'arbitro fischia ciò che vede".
Quest'anno, purtroppo, abbiamo rivisto riscrivere il regolamento.
Abbiamo appreso che i gol di mano si possono dare, che la regola del fuorigioco può essere interpretata e che un calcione in area di rigore può non essere rigore.
Non possiamo fare altro che accettarlo, nel silenzio colpevole di una società che, sul tema, continua ad avere un atteggiamento inaccettabile.
Non parlateci di decisioni arbitrali serene però. Dinanzi ad una frase del genere abbiamo la sensazione di un tale che ci piscia in faccia e ci sussurra: "sta piovendo".
Tenetevi le vostre vittorie molto italiane ma abbiate almeno il buongusto di tacere.















