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Basta ipocrisia!

 

Una vera bomba atomica che smaschera la mala gestione della meritocrazia, solidarietà ed etica tanto sbandierata in queste ore da chi prima chiudeva gli occhi

Se ne parla da anni, e non è certo un argomento nuovo, ma ora che i top club “fondatori” hanno messo nero su bianco ed hanno emesso un comunicato ufficiale ecco che si sono scatenate le discussioni e comincia ad intravedersi di che pasta sono fatti i vari interlocutori.
Un momento storico, un avvenimento epocale, un qualcosa che potrebbe cambiare il calcio per sempre.
 
Quante volte nell’ultimo anno e mezzo abbiamo sentito la frase “che questa pandemia cambierà la nostra vita e cambierà le nostre abitudini”? Anche se abbiamo sempre pensato ad altri settori della nostra vita, questa profezia vale anche per il mondo del calcio. Perché è indubbio che la crisi generata dal COVID con tutte le sue restrizioni, ha finito per rappresentare un acceleratore di un progetto che comunque i top club avevano già in cantiere.
Quando Florentino Perez qualche mese fa diceva che il danno per il calcio europeo era quantificabile in 4/5 miliardi di euro, sapeva già dove andava a parare, così come sapeva già dove andava a parare Agnelli quando poco tempo fa ha fatto una veloce marcia indietro nella proposta di far entrare i fondi ad investire nel campionato italiano. Così come non è un caso che le indiscrezioni ed i comunicati ufficiali siano venuti fuori il giorno prima che venisse annunciata la riforma della Champions League, una riforma che ha solamente modificato il numero delle partecipanti e, di conseguenza, quello delle partite, ma non prevedeva, evidentemente, una più “ricca” e “sostanziosa” ripartizione dei ricavi tra coloro che sono il vero motore intorno a cui gira tutto il mondo pallonaro, e cioè i club, e tra questi specialmente quelli che “muovono” il tifo di almeno un miliardo di appassionati nel mondo.
E di fronte a questa tremenda crisi, che ha costretto i club a continuare a giocare senza gli introiti da stadio e con decurtazioni da parte degli sponsor a tutti i livelli, che cosa hanno fatto concretamente Uefa e FIFA? Hanno forse messo mano a “ristori” o forme di finanziamento a fondo perduto a favore dei club coi bilanci “massacrati”, oppure si sono voltate dall’altra parte facendo finta di niente? Non solo, hanno fatto andare avanti le competizioni come se nulla fosse, non intervenendo neanche per limitare, ad esempio, le partite “inutili” delle nazionali, favorendo il miscuglio di gruppi di persone provenienti da “mondi diversi” e favorendo, di conseguenza, anche il contagio da COVID e minando quindi la salute delle persone!
E l’Uefa, sempre come se nulla fosse, ha minacciato le Federazioni che ospiteranno i prossimi Europei itineranti di togliergli l’organizzazione delle partite se non avessero garantito “la riapertura al pubblico”, ignorando i numeri ancora attuali (ed alti) della pandemia ed i suoi pericoli.
 
Chiaramente l’Uefa ha fatto tutto questo in nome dei valori sportivi che rappresenta e non per altre forme di interessi propri. Ma questa situazione come detto ha solo rappresentato l’accelerazione di un progetto che parte da lontano, e che ha preso sempre più consistenza man mano che la Uefa ha contribuito a distruggere un sistema ormai marcio.
Prende le mosse dalla riforma Platini che ha finito per abbassare notevolmente il livello sportivo della Champions; e sempre mossa da meritocrazia (e non per interessi e soldi) ha favorito i club eliminati dalla Champions (sul campo e qui sì per meriti, anzi demeriti, sportivi) facendoli continuare in Europa League a scapito di chi a quella competizione si era qualificata per propri meriti.
Per non parlare del Fair Play Finanziario, che ha finito per favorire sempre di più i club più ricchi ed impedendo, per cattiva gestione precedente, ai club che potrebbero permetterselo di investire i propri denari per tornare ad essere competitivi e vincenti a livello europeo.
Ma la cosa ancora più grave è che l’applicazione di quel obbrobrio chiamato FPF è stato assolutamente arbitrario e “poco oggettivo”, permettendo a club con grandi risorse di aggirare il sistema grazie a sponsorizzazioni farlocche, lasciandole colpevolmente impunite.
E vogliamo parlare degli occhi chiusi per ignorare volutamente i maquillage di bilancio grazie alle plusvalenze fittizie da parte di alcuni grandi club oppure del mancato intervento per limitare gli abusi dei procuratori con le loro mega commissioni che rappresentano delle vere e proprie forme di ricatto nei confronti dei club proprietari dei giocatori?
Niente, nessun intervento vero e mirato per rendere veramente equilibrato e solidale il sistema, anzi solo sfruttamento delle ingenti risorse che il circo del calcio produce e che l’Uefa retrocede ai club solo in piccolissima parte.
 
Ecco che quindi i club, unici e soli generatori di tali risorse, si sono rotti i coglioni di foraggiare un sistema che finisce per non riconoscergli il giusto valore ed anzi contribuisce a svilirne il livello.
È come se un giorno le puttane decidessero di mandare a cagare il pappone di turno che le sfrutta per arricchirsi e le fa continuare a vivere nella miseria non valorizzandone il tenore di vita.
In fondo all’Uefa bastava valorizzare il proprio giocattolo, facendolo girare alla perfezione nei momenti belli, e proteggendolo nei momenti grammatici come quelli che stiamo vivendo. Ma la cosa grave è che questa mala gestione non è avvenuta in nome della meritocrazia, solidarietà ed etica tanto sbandierata in queste ore, ma proprio in nome di quegli stessi interessi che ha spinto i top club allo strappo. E la reazione scomposta di Ceferin e dei suoi sodali è solo la conferma di quanto detto, perché sanno benissimo che senza quei top club il valore della propria “associazione” non vale assolutamente nulla!
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