
Non è mio interesse lamentarmi del singolo arbitraggio o aggrapparmi a determinate decisioni arbitrali. D'altronde questo Milan, già nella scorsa stagione, ha dimostrato di essere in grado di andare oltre certe dinamiche, perché animato da una forza interiore notevole. Il punto fondamentale non è il singolo errore arbitrale che, com'è normale che sia, va accettato, soprattutto quando un episodio è dubbio e lascia spazio alla cosiddetta interpretazione del direttore di gara. Il cuore del problema è la tutela del bel gioco e di quei giocatori che rendono bello questo sport. Rafael Leao rientra fra questi, ma ovviamente non è il solo. Vorrei però chiedere a Rocchi come sia possibile che, nello stesso campionato, si assista ad un intervento da killer come quello di Hateboer in Atalanta Milan ai danni di Leao che è stato sanzionato con un semplice cartellino giallo.
A distanza di qualche settimana Leao è stato espulso per doppia ammonizione, a causa di una sbracciata sul volto di un difensore della Sampdoria (prima ammonizione totalmente fuori contesto) e di un tentativo di rovesciata finito male (secondo ammonizione, a regolamento ineccepibile). A me pare decisamente parossistico che un Hateboer ed un Leao prendano lo stesso cartellino (giallo) per due falli così diversi. Pericoloso, rischioso e irrispettoso di un collega l'intervento di Hateboer; puerile la sbracciata del giocatore portoghese che, nell'occasione, non avrebbe mai dovuto essere ammonito. Qualcuno sostiene che Leao doveva comunque stare attento dopo quel giallo ed evitare quella rovesciata. Per come vedo il calcio io, Leao non può e non deve limitare il suo talento perché il genio che si nasconde nel suo istinto è la chiave di volta che gli consente di regalare spettacolo e magie. Lascio volentieri ai contabili dei punti in classifica questo tipo di recriminazioni. Il calcio è qualcosa di più importante. La bellezza non deve essere valore negoziabile. I geni devono rimanere geni, incapaci di fare calcoli. E Rocchi, forse, dovrebbe lanciare un messaggio ai suoi direttori di gara. Ne va della credibilità dell'intero sistema.















