
Non basta più
Quattro occasioni, tanti errori e una cosa che continua a mancare.
Quattro partite. Sono quelle che restano nella fase campionato di Europa League e che il Milan dovrà affrontare per provare a raggiungere i playoff. Nel calendario ci sono Olympiacos e Sunderland, due appuntamenti dai quali serviranno risultati importanti per mettersi nella posizione giusta. A gennaio arriveranno poi Levski Sofia e Ararat Armenia, ma prima bisogna smettere di complicarsi la vita.
Il problema è che adesso ogni partita europea sembra diventata una montagna da scalare. E pensare che il Milan dovrebbe avere una voglia matta di giocarle! Invece, tra la Serie A e l'Europa League sembra quasi di vedere due squadre diverse: nel fine settimana ci sono X motivazioni, mentre in Europa diventano X meno 10.
Una cosa del genere non può andare bene. Negli anni passati, quando Juventus e Inter non riuscivano a fare risultato in mezzo alla settimana, i milanisti erano pronti a prenderle un po' in giro. Adesso, però, bisogna essere sinceri: il Milan sta facendo la stessa cosa. Le partite europee vengono affrontate senza la voglia giusta e poi, quando arriva il campionato, la squadra prova a reagire con carattere.
Contro il Ferencváros si è visto ancora una volta. Gli ungheresi hanno giocato con una fame che ai rossoneri è mancata. La stessa cosa era successa con il Bournemouth. E non si può dire che sia capitato soltanto in una serata storta: in tre delle quattro partite europee disputate, il Milan non ha mostrato quella voglia nemmeno per un minuto. Questa era la quarta sfida preparata per la competizione, ma nella terza la squadra era entrata in campo con un atteggiamento quasi da gita, come se bastasse essere il Milan per vincere facilmente.
Eppure non si può dare tutta la colpa al turnover. Contro il Benfica il Milan era stato molto negativo sia nel creare gioco sia nello spirito. In Inghilterra, gli episodi avevano reso la partita molto complicata, ma era mancata comunque la voglia di lottare. E contro il Ferencváros, che merita tutti i complimenti per quello che ha fatto, gli avversari sembravano passeggiare a San Siro.
Anche un piccolo dettaglio racconta quanto sia stata difficile quella serata: Rabiot ha vinto un solo duello aereo. Almeno in quell'occasione ha toccato il pallone e gli ha dato una direzione con un senso logico. È un'immagine che fa capire tante cose.
Il primo tempo era finito 0-0, nonostante le difficoltà. Poi Amorim ha provato a cambiare la partita inserendo tre titolari come Gila, Moreira e Pulisic. Ma proprio quando è arrivato il momento di mettere in campo la parte più importante della squadra, il Milan è crollato definitivamente. Prima l'errore individuale di Torriani, poi la stessa ingenuità già vista nel 2-4 contro il Bologna: con ancora 20 minuti da giocare e un pareggio assolutamente possibile, tutti si sono spinti nella metà campo avversaria. Gila, che era entrato per aggiungere personalità, ha lasciato De Winter completamente solo come ultimo uomo a centrocampo.
Non è quindi soltanto una questione di giocatori scelti o di cambi. È proprio l'atteggiamento che deve cambiare. Amorim lo sa e, dopo la partita, le sue parole hanno mostrato consapevolezza, rabbia e orgoglio. Ha capito che non è accettabile essere il Milan e “ciccare” ogni appuntamento europeo mentre la squadra sta cercando di crescere. La fame, l'aggressività e l'orgoglio non possono sparire quando arriva una partita infrasettimanale.
Il problema, come ha fatto capire l'allenatore, non è tattico: è comportamentale. I giocatori possono anche accettare di perdere una partita di Europa League, ma la cosa peggiore è vedere che manca la voglia di giocarsela.
Adesso non ci saranno più tante occasioni per rimediare. In Grecia serviranno 90 minuti di fuoco contro l'Olympiacos. Poi, lunedì, ci sarà il Cagliari, una squadra molto fastidiosa contro cui bisognerà lottare per conquistare i tre punti. E il 10 dicembre arriverà il Sunderland a San Siro, appena tre giorni prima della trasferta a Napoli.
Per questo Amorim dovrà probabilmente lasciare da parte le rotazioni e scegliere con più attenzione chi mandare in campo. Le decisioni europee potranno avere conseguenze anche sul campionato e sugli infortuni, ma ormai non si può più continuare a rimandare.
E c'è anche un altro pensiero che fa un po' paura: una squadra che ha X motivazioni in Serie A e X meno 10 in Europa League non merita la Champions League. Soprattutto perché, con Allegri, ci sarebbe arrivata e probabilmente si sarebbe trovata nella situazione del Napoli, con il modo di giocare della scorsa stagione.
Se il Milan non riuscisse a raggiungere i playoff dopo essersi messo da solo in questa situazione, non potrebbe lamentarsi dei punti persi quando a fine stagione si farà la corsa per la Champions. Perché proprio quelle ultime partite della fase campionato potrebbero diventare decisive e richiederebbero la presenza dei titolari.
Ora la strada è ancora aperta, ma gli alibi sono finiti. I calciatori rossoneri devono dimostrare di meritare questa maglia e di poter conquistare la Champions. Le prossime partite sono lì ad aspettarli: adesso tocca a loro.















