
Letture RossoNere
La coppa degli immortali. Milan 1989 la leggenda della squadra più forte di tutti i tempi raccontata da chi la inventò
Prefazione
(Luigi Garlando)
Che uno scrittore di fede interista celebri una Coppa dei Campioni vinta dal Milan può sembrare sospetto. Come se il generale Custer avesse scritto la biografia di Toro Seduto.
In realtà, l’impresa raccontata in questo libro vola alto sopra i campanili, oltre i confini d’appartenenza.
La Coppa dei Campioni vinta da Arrigo Sacchi nel 1989 è stato un evento che ha segnato il gioco del pallone, non solo nazionale. Come scrisse «L’équipe» dopo la finale di Barcellona: «Il calcio non potrà più essere lo stesso». Fiutava bene. Quel Milan, che aveva rielaborato la lezione del grande Ajax con un pressing moderno, avrebbe fatto scuola nel mondo, avrebbe prodotto un’eco che dura ancora. Senza quel Milan non sarebbe nato il Barcellona di Guardiola e neppure l’Atalanta di Gasperini.
Per l’Italia, in particolare, quel Milan fu l’innovazione di Fosbury, spaccò la storia: prima si saltava di pancia, poi di schiena. Prima vincevamo Coppe dei Campioni nel rispetto della tradizione difensiva, ora le vincevamo correndo in avanti, con o senza palla, attaccando sempre, anche al Bernabeu, cercando il pallone non per ripartire, ma per tenerlo. Mai visto. Una rivoluzione. Sacchi staccò il dito dal risultato e lo puntò verso la luna: pretese la bellezza.
Per questo il trionfo di Barcellona fu un inedito, una prima volta assoluta, come il primo passo sulla luna, e come tale, trent’anni dopo, merita di essere celebrata.
I tre astronauti dell’Apollo 11, che allunarono nell’anno della Coppa dei Campioni di Nereo Rocco, lasciarono una targa sul satellite, non in quanto americani, ma «in nome del genere umano».
Allo stesso modo, fatte le debite proporzioni, il trionfo del 1989 e la bellezza di quel Milan, considerato dall’Uefa la squadra più forte di tutti i tempi, meritano di essere celebrati con spirito universale e non di parte. Perché la bellezza gratifica tutti coloro che amano il gioco. Quella squadra, sbocciata a sorpresa nel prato della nostra tradizione, fece innamorare molti. Non solo milanisti. Io ero tra quelli.
E come mi sono emozionato io a scoprire i codici segreti dello Stregone, cioè il diario dell’impresa che Sacchi ha compilato giorno per giorno annotando programmi di lavoro, giudizi su giocatori, commenti sulle partite e che sveliamo in queste pagine, sono sicuro che si emozioneranno anche i lettori appassionati di calcio. Non solo milanisti.
Perciò, alla fine, non è poi così sospetto che a scrivere questo libro sia stato un interista.
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La Coppa degli Immortali: prefazione
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