
Letture RossoNere
A cosa servono il potere dell'immaginazione, la determinazione e il coraggio? A realizzare il sogno di un bambino: diventare leggenda...

Non c’è stato mai nessun altro giocatore che ha capito così bene fisicamente lo spazio.
Mi piacerebbe davvero, nel fare i miei film, essere uno che riesce a capire il cuore dell’uomo e gli spazi come l’Amazzonia proprio come Baresi ha capito il gioco.
- Werner Herzog -
Prima dell'inizio
Da ragazzo non avrei saputo immaginare la sala d’attesa di un aeroporto. Oggi posso dire di averne viste in tutto il mondo: in Canada, in Algeria, in Mongolia, in Giappone, in aeroporti grandi e moderni o piccoli e arrangiati. Mi sembrano tutte così anonime, con quelle file ordinate di sedie rivolte a schermi che centrifugano numeri, voli, destinazioni, e per questo in fondo tutte simili. Forse perché accolgono allo stesso modo le speranze e i timori di chi viaggia per lavoro o per divertimento, per abbracciare una persona, magari per l’ultima volta, di chi ha vinto una Coppa dei Campioni o perso un Mondiale.
Quella del Benito Juárez di Città del Messico è come tutte le altre: accanto a me una donna elegante legge un libro; due signori bevono birra parlottando stanchi in una lingua che non riconosco; una ragazza lavora al computer. Chi sono? Dove sono diretti? Qual è la loro storia? Hanno raggiunto i loro obiettivi? O stanno lottando per realizzarli? Sono dove avevano sempre voluto essere o gli eventi della vita li hanno portati in direzioni che non avrebbero mai immaginato? E io? Dove sono arrivato?
Stamattina a Pachuca, all’Universidad del Futbol y Ciencias del Deporte, mi hanno presentato agli studenti come l’atleta che ha compiuto una delle imprese più straordinarie della storia del calcio. Hanno raccontato dei Mondiali negli Stati Uniti del 1994. Hanno parlato del mio ginocchio, di sogni e forza di volontà.
Mentre ascoltavo quelle parole mi sembrava stessero parlando di qualcun altro, forse perché non ho mai pensato a me stesso e a ciò che ho fatto in quei termini. Un’impresa? Io quel rigore l’ho sbagliato. Un campione? Io quella finale l’ho persa.
In aereo continuo a riflettere su quell’incontro. Non credo ci sia una formula magica per ottenere successo. Il talento? La fortuna? Incontrare le persone giuste al momento giusto? Fra tanti dubbi, posso dire di avere una certezza: a distanza di molti anni dal mio ritiro, ho imparato che la differenza tra vincere e perdere non sta nell’alzare o meno una coppa. È qualcosa di più profondo, che non dipende dal sogno in sé ma da come si prova a realizzarlo.
Con la mente torno bambino, dove tutto è cominciato. Forse qualcosa cambia tra i campetti improvvisati di campagna e i migliori stadi del mondo, ma io sono sempre rimasto lo stesso. Io sono Franco Baresi. E sono nato così: libero.
===
Libero di sognare: Prima dell'inizio
=====
Altre letture RossoNere QUI






