FASSONE 

 

Le gravi colpe di Marco Fassone

 

I tanti errori dell'ex A.D. sono emersi soprattutto nelle ultime settimane in tutta la loro evidente portata

 

Diciamoci la verità, in tanti abbiamo provato a darci una spiegazione di cosa realmente sia accaduto con la proprietà cinese che, in maniera incauta, nel breve volgere di un attimo si è vista sfilare il Milan dal fondo Elliott per un mancato versamento di 32 milioni di euro, previsti a titolo di aumento di capitale.

Al netto di ciò, dato che ragionare sulle congetture è un esercizio inutile, quel che invece risulta possibile, è dare un giudizio sull'operato di Marco Fassone come dirigente del Milan e, in veste più sfumata, di Massimiliano Mirabelli.

Personalmente non ho accolto il duo dirigenziale con critiche preconcette o con un pregiudizio figlio del passato. Credevo che chiunque venisse al Milan ad operare meritasse una importante apertura di credito da parte del tifo.
Nel caso di Fassone tuttavia, tutto ciò è stato un errore perchè abbiamo scoperto negli ultimi tempi come tante delle dichiarazioni fatte dall'ex amministratore delegato del Milan siano state false e tendenziose.
Non mi riferisco soltanto alle continue allusioni su un prossimo rifinanziamento del debito del club che, puntualmente, non si verificava.

Fassone ha molte colpe nella situazione del Milan con l'Uefa. Lo dico da persona che ha dovuto ricredersi su alcuni aspetti della decisione Uefa.
Intendiamoci: continuo a pensare che un organo organizzativo come l'Uefa non debba entrare nelle valutazioni di politica industriale dei club. Penso sia una intromissione illegittima e penso, altresì, che non abbia una base giuridica su cui poggiarsi.
Detto ciò, onestà intellettuale impone di dire che le motivazioni usate dall'Uefa nella condanna del Milan sono state illuminanti ed hanno portato ad emergere una realtà che non era possibile ignorare.
Fassone aveva esposto il fianco nudo alle frecce avvelenate dell'Uefa.
L'Amministratore delegato del Milan infatti aveva presentato dei piani di sviluppo non compatibili, più volte rivisti verso il basso ed i cui risultati reali (nel primo anno) erano abbondantemente sotto la soglia minima dell'accettabile. Essere A.D. di un club importante comporta onori ed oneri. Non è possibile preventivare nuovi ricavi altissimi e poi attestarsi a risultati la cui percentuale sfiora il ridicolo.
A ciò si aggiunga una gestione della comunicazione degli ultimi mesi molto bassa e, dulcis in fundo, il suo "autorinnovo di contratto". Non mi ha stupito, in ragione di ciò, l'azione di Elliott verso Fassone.
A questi rilievi di ultima istanza, mi sento poi di aggiungere una sottolineatura agli strafalcioni commessi dall'A.D. milanista fin dal momento in cui è entrato in carica. Su tali aspetti mi ero già permesso in passato di evidenziare come la struttura societaria del Milan, in riferimento alla parte sportiva, fosse tutto meno che logica e coerente.
Massimiliano Mirabelli era stato in principio designato come direttore sportivo in pectore. Già la carica in sè era abbastanza pesante per un uomo che aveva quasi sempre fatto l'osservatore ad alti livelli. Tuttavia il rischio poteva anche starci, a patto di inserire Mirabelli all'interno di un quadro dirigenziale di valore.
Andava nominato un direttore generale ed un direttore tecnico che lavorassero a stresso contatto con il direttore sportivo. Così non è stato.
Rimbalzato da Maldini nell'ottobre del 2016, Fassone ha pensato bene di non creare una struttura societaria bensì di mettere tutto nelle mani di Mirabelli che, più di un anno fa, è stato nominato Responsabile dell'area tecnica del Milan. Un incarico decisamente troppo grande e dalle competenze troppa vaste, anche in ragione del fatto che l'A.D. del Milan, per sua espressa ammissione, non si occupa di cose di campo.
Mirabelli quindi, proiettato in una dimensione fuori portata, ha commesso degli errori e delle omissioni che, nel corso dei mesi, sono emerse in maniera palese.
Personalmente non ho mai criticato l'acquisto di Tizio o di Caio da parte del dirigente calabrese. Semmai, mi sono permesso di evidenziare come la linea tecnica dietro la costruzione della squadra nell'estate 2017 non fosse coerente nè logica.
Tre centravanti per un posto, un solo esterno offensivo vero (Suso), un trequartista da adattare a sinistra (Calhanoglu) e nessun ricambio fra le mezzali in una stagione da 50 partite ed oltre.
Non credo che il problema fosse la quantità di soldi spesi, bensì la squadra che ne è venuta fuori, incoerente sul piano tattico e poco plasmabile sul piano dell'identità. Con dei valori certamente e con buoni margini di crescita, tuttavia incompleta nei ruoli chiave e con una varietà di giochi offensivi troppo scarna.
Su questi errori, a mio avviso, Marco Fassone ha costruito il viatico per il suo allontanamento.
Massimiliano Mirabelli ha di certo colpe minori ed ha la grande attenuante della buonafede assoluta in cui ha sempre operato, che ha portato tutti i milanisti a tributargli un omaggio nel momento in cui si è congedato dal Milan con una bella lettera.
Adesso si è appena voltato pagina.
La speranza è che dagli errori commessi si possa trarre insegnamento e che la nuova dirigenza in carica possa avere quei requisiti di efficienza e competenza che alla struttura societaria fassoniana sono invece mancati.
La via tracciata (con lo spacchettamento delle funzioni e la previsione di più figure professionali) pare essere quella idonea e più pertinente per riportare il Milan dove merita di stare.


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