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La più bella "Vuelta"

 

La lezione dei "vecchi" Froome, Nibali, Contador e Trentin

 

Corsa spesso denigrata, snobbata, emarginata. Da quando collocata a fine agosto-inizio settembre viene vista più come un trampolino di lancio e non come un obiettivo. Chi ci va con in testa il Mondiale, chi per preparare il Giro di Lombardia, chi invece come prova d'appello nel caso abbia fatto cilecca sui precedenti grandi obiettivi preposti. Per non parlare di chi ci va solo per evitare di concludere la stagione già a Ferragosto.

Son tre settimane dove ci si aspetta anche l'exploit dell'outsider di turno, quello che per i dovuti servigi al capitano o chiuso dal cannibalismo dei "big" non ha potuto tentare la sorte al Giro d'Italia, al Tour o a qualche classica. Oppure è l'occasione per qualche giovane emergente che dopo aver fatto esperienza in stagione si butta nella mischia sperando di avere fortuna anch'esso per il motivo citato prima.
Ed questo non è successo. I "vecchi" hanno dato ancora dimostrazione che l'età è una scusa, che il palmares traboccante di vittorie non ti toglie nemmeno un millesimo di motivazione.

Che corsa la Vuelta di Spagna di quest'anno. Percorso bellissimo, organizzazione ottima ed emozioni tra le più forti della stagione.
Emozioni che hanno sancito delle certezze, sfatato dei tabù, hanno fatto ricredere i più su alcuni corridori nostrani spesso trascurati e incassato saluti d'autore. Ma andiamo con ordine.

Le doppiette si fanno, non si annunciano. E soprattutto Froome è la prova che riescono. Possiamo dire tutto quello che vogliamo su di lui: sarà un calcolatore, sarà schematico, sarà poco comunicativo, non amatissimo dal pubblico; ma è uno che il suo mestiere lo sa fare, e soprattutto sa fare il leader. Gente come Kwiatkowski e Poels che sa vincere Classiche Monumento in scioltezza come la Sanremo, L'Amstel e la Liegi non si mettono a fare i gregari extra-lusso rinunciando ad andare in giro per Francia e Spagna a cacciare tappe se tu Chris Froome non sei uno con due palle grosse così. Un vero cannibale, degno del vero "Cannibale". Ora però ci dia il colpo di grazia. Il Giro 2018 offre l'occasione della tripletta, non può non venirci.

Discorso più o meno simile per Vincenzo Nibali. Il secondo posto a questa Vuelta super competitiva, condito con la vittoria di tappa ad Andorra fa il paio con il secondo gradino del podio al Giro d'Italia con la tappa vinta sullo Stelvio. Intanto straccia Fabio Aru nel primo vero confronto, e se ancora qualcuno non fosse convinto, adesso ha la certezza che le cose più belle Vincenzo le ha fatte per talento e non per mancanza di avversari degni. Avesse un gregariato alla Sky alle spalle e non i Visconti e i Pellizzotti che sono stati comunque fantastici, o la Rosa o la Rossa a casa se la sarebbe portata. Con questo fanno 10 podi in grandi Giri in carriera e non è ancora finita qui, fidatevi.

Parte intanto la petizione per portare al mondiale di Bergen come capitano della squadra azzurra Matteo Trentin. Non perchè si abbia qualcosa contro Elia Viviani, per carità, che tralatro sta facendo tanto bene. Ma signori, un corridore come Matteo, che dopo una vita al servizio dei Boonen, dei Terpstra, dei Stybar, si mette in proprio vincendo quattro tappe alla Vuelta battendo anche gli sprinter puri non può non avere l'occasione di lottare per la maglia iridata, e il CT Davide Cassani non può non saperlo. E quella rabbia che aveva negli occhi quando ha saputo che quel cannibale di Froome aveva fatto la volata per portargli via la Maglia Verde della classifica a punti va sfogata alla prima occasione possibile. E quale occasione migliore del Mondiale norvegese?

La maglia iridata, l'unica che Alberto Contador non ha mai indossato nella sua carriera. Lo spagnolo aveva annunciato il ritiro alla fine della Vuelta e lo ha fatto. E lo ha fatto a suo modo, regalando un emozione dietro l'altra in corsa, attaccando ovunque si potesse, e sparando il colpo finale da "pistolero" in cima all'Angliru, la "etapa monstruosa" di questa edizione rendendo ancora più duro il distacco che stava li per consumarsi, da un corridore capace di fare ancora certe imprese. Madrid gli ha riservato l'ovazione che meritava e la Corsa gli ha riconosciuto il premio come corridore più combattivo dell'edizione 2017, premio che ha però tutto il sapore di un riconoscimento e di incensamento a tutta la sua carriera.

 


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