juventus

 

Lo Juventustyle

 

Un piccolo ma significativo aneddoto del passato: come la Juve ci soffiò un danese e ci dovette regalare uno svedese

 

Dai, di Real-Juve e delle esecrabili ma tutto sommato spassose parole di un Buffon in pieno delirio agonistico nel post gara ne abbiamo già parlato in abbondanza, quindi evitiamo di rovinarci la giornata.

Colgo l'occasione però per parlare un po' di questo fantomatico 'stile Juve', uno stile un po' strano, invero: quando vincono, lo stile va esibito e rinfacciato; quando invece perdono, lo stile non conta nulla, non fa testo, va accantonato, nascosto.

Bene. Anzi, male ma a loro poco importa, si sa. Onnipotenti, prepotenti, sguaiati, volgari, peracottari ma vittoriosi (non vincenti) e, quindi, al di sopra di qualsiasi legge o etichetta, facendo buon uso della stampa amica montano e smontano casi e polveroni a loro piacimento.

Per illustrare bene quale sia lo 'stile Juve' non c'è davvero bisogno di andare indietro troppo nel tempo, dacché ad ogni turno di campionato o quasi c'è materiale da sciorinare e ne avanza pure; ma è utile scavare un po' nel passato per far capire al meglio che è questione di DNA, questo atteggiamento così fastidioso, molesto e canzonatorio per non dire dispotico.

Premiamo il 'Rewind' e riavvolgiamo il nastro della storia calcistica fino ad arrivare al 1948. In quell'anno esplose un giocatore danese, un certo Johannes Theodor Louis Ploger, che allora giocava nel Boldklubben Frem di Copenaghen. Alle Olimpiadi di Londra di quell'anno, la Danimarca giunse terza (ci eliminò ai quarti battendoci 5-3 ed il quinto gol lo segnò proprio Ploger) e tra i danesi fece un'ottima impressione giusto Ploger. A fine torneo avrebbe segnato solamente due reti (una su rigore) ma il Milan ormai lo aveva adocchiato.

La società rossonera, quindi, mandò il Rag. Giannotti per concludere l'affare. E qui vi sono due versioni leggermente diverse: la prima, vede il nostro Giannotti piombare in un profondo e misterioso sonno sul treno dove avrebbe dovuto far firmare Ploger. Su quel treno c'era anche una delegazione di juventini che, secondo alcuni, avrebbe aggiunto del sonnifero nella bevanda del Giannotti e, approfittando del momentaneo stato di profonda incoscienza del ragioniere, allungarono una certa somma all'accompagnatore del giocatore per facilitare la firma e così acquistarono per l'esorbitante cifra di allora di 40mln di lire il danese.

Secondo un'altra versione, invece, il treno giunse a destinazione (non si sa dove) e la delegazione milanista si affrettò a raggiungere il proprio albergo per riposarsi, pensando di procedere alla firma del contratto il giorno successivo. Ma il gruppo di bianconeri, che non andò a dormire, si mise sulle tracce del danese e del suo entourage e lo spinsero a firmare il contratto con la Juventus.

Comunque siano andate le cose, successe che il Milan, saputo dell'accaduto, non nascose il fastidio per il 'furto' e la dirigenza torinese, allora, per non offendere oltremodo il Milan, trasferì ai rossoneri un precontratto per un giocatore svedese sconosciuto ai più, un ragazzotto che nel tempo libero giocava a calcio ma faceva di mestiere il pompiere: un certo Gunnar Nordhal.

Ploger restò a Torino una sola stagione, segnando una sola rete in 16 presenze; l'anno successivo andò al Novara, poi al Toro e chiuse a Udine. Una carriera come tanti, tantissimi sconosciuti nel mondo del calcio.

Di Gunnar Nordhal, invece, sappiamo già tutto. Uno dei più forti bomber di sempre a livello mondiale (in quell'Olimpiade di Londra, la Svezia vinse la medaglia d'oro e chi fu il capocannoniere della manifestazione? Proprio lui, Gunnar Nordhal), miglior marcatore straniero in serie A, terzo di sempre dietro a Piola e Totti, 5 volte capocannoniere in serie A, media gol più alta (0,77) tra quelli che hanno raggiunto i 100 gol e, tra l'altro, dei 225 gol segnati nella massima serie, ben 223 furono siglati su azione e solo 2 i rigori. Un mito, una leggenda, un altro rossonero nella storia del calcio.

Ma non finì qui: Nordhal, una volta giunto a Milano, andò a salutare l'allora presidente rossonero, Umberto Trabattoni e disse: 'Conosco due miei connazionali che qui al Milan farebbero davvero bene. Il mio consiglio è di portarli subito al Milan'.

Toni Busini, genero di Trabattoni, presente al colloquio, si fidò di quel consiglio e si adoperò per concludere l'acquisto di quei due svedesi: uno era tal Gunnar Gren e l'altro Nils Liedholm.

Della Juve ne parlai anche nel post Cardiff (clicca QUI), quando perse l'ennesima finale di Champions della loro storia: e debbo dire che quel pezzo è attualissimo e di quelle parole non me ne rimangio manco una.

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